Saccheggio Bankitalia!!! FAI GIRARE!!!1!!
In questi giorni il M5S sta bloccando i lavori della Camera dei Deputati con interventi ostruzionistici ed al grido di«giù le mani dalla Banca d'Italia»parlando di privatizzazione di Bankitalia, di regalo alle banche e così via. Questo è un articolo originale di M5S Senato.
Inoltre girano sul web parecchie affermazioni fuori controllo.
Anche se nella vita come in questo caso niente è tutto bianco o tutto nero, le bugie però sono sempre bugie. Cercherò quindi di fare un po' di chiarezza.
Le balle precedenti su Bankitalia
Vi rimando al mio comodo video sulla bufala di «Bankitalia S.p.A.».Se preferite guardarvi un video
Cosa dice il decreto
Dopo le modifiche apportate dal Senato, il testo (ad ora) risulta questo (in formato web).UPDATE: dopo la conversione in legge da parte della camera, il testo è quello che ho commentato ed è stato pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale.
Se non l'avete letto, consultatelo. I punti fondamentali sono:
- La Banca d'Italia resta comunque un istituto di diritto pubblico, ed i partecipanti al capitale non hanno voce sulle questioni istituzionali.
- In base a questa relazione, il capitale passa da 156.000 euro a 7,5 miliardi di euro.
- Ogni soggetto non può detenere più del 3% delle quote.
- Lo Stato può riacquistare temporaneamente le quote detenute in eccesso dai soggetti se non si trova un compratore.
Il decreto è quello dell'IMU e "nasconde" la questione Bankitalia!
No.Anche il titolo del decreto è chiarissimo: decreto «recante disposizioni urgenti concernenti l'IMU, l'alienazione di immobili pubblici e la Banca d'Italia». Non è stato nascosto niente, almeno da parte del Governo e del Parlamento.
Potevamo riprenderci quel capitale di € 156.000 e basta!
No. Sarebbe stato incostituzionale.Innanzitutto le Banche Centrali devono essere adeguatamente capitalizzate, come fa osservare la BCE nel parere sulla rivalutazione (documento a tratti anche critico).
Inoltre la rivalutazione delle quote di Bankitalia non se l'è inventata il presente Governo. È un'idea del Governo Tremonti che, nel 2001, nella finanziaria invitava «gentilmente» alla rivalutazione tutti i detentori di quote di vario genere, incluse le quote della Banca d'Italia. Le banche hanno eseguito l'ordine, le quote furono rivalutate a bilancio scritturalmente e ci hanno pagato le tasse.
Se consultate i bilanci delle banche potreste trovare traccia di queste rivalutazioni: in quello di Banca Intesa, di CARIGE (che ha anche esplicitato il suo modo di rivalutarle) eccetera.
Qui un riassunto della rivalutazione dei principali istituti di credito (elaborazione Isfr Lab - Fisac CGIL)
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Rivalutazione 2001/2002 delle quote di Bankitalia da parte dei detentori delle quote |
Ma perché sarebbe incostituzionale requisirle? La Costituzione nell'articolo 53 recita:
«Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.Quindi nessuno può pagare più tasse del valore del bene che possiede, e quindi lo Stato, dopo la rivalutazione, avrebbe dovuto risarcire in maniera congrua i possessori delle quote.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.»
Una legge del 2005 obbligava lo Stato a riprendersi le quote!
No. È una vecchia bufala.La legge prevedeva il riassetto delle quote, e non che lo Stato se le dovesse riprendere.
La Banca d'Italia viene «privatizzata»!
No. Rimane un Istituto di diritto pubblico.Anzi, con il limite massimo imposto del 3%, i soggetti che prima detenevano percentuali in doppia cifra delle quote ora vedono crollare il loro "peso".
Inoltre chi gridava al fatto che prima Bankitalia era privata dovrebbe spiegare come fa ad essere privatizzato qualcosa che era già privato.
Le banche avevano € 156.000 ed ora hanno € 7,5 miliardi!
No.Nel 1936 alcune banche ed assicurazioni hanno messo i soldi per costituire il capitale della Banca d'Italia per un ammontare pari a L. 300.000.000 che nominalmente sono rimasti identici anche con la conversione in euro (infatti sono diventati € 156.000).
Adesso quei € 156.000 vengono rivalutati in € 7,5 miliardi, soldi delle riserve, quindi almeno formalmente avviene un aumento di capitale molto forte.
Ma come ho scritto prima, le quote sono già state rivalutate oltre dieci anni fa. A prescindere dall'opinione se questa rivalutazione sia congrua, troppo prudente o eccessiva, ha il pregio di chiarire la situazione e di parificare le rivalutazioni (che invece ognuno aveva fatto a modo suo).
Il Governo regala i soldi delle riserve alle banche!
Nì. Sì e no.È vero che il decreto all'articolo 4 comma 6 prevede che la Banca d'Italia «può acquistare temporaneamente le proprie quote di partecipazione» e quindi risarcire gli istituti che possiedono più del 3% delle quote, ma è appunto un'operazione temporanea. Quando possibile, quelle quote saranno cedute e quindi la Banca d'Italia recupererà la somma spesa. E se ciò non fosse possibile o non accadesse, la Banca d'Italia rientrerebbe semplicemente in possesso delle proprie quote, come molti auspicano.
Ci sono solo due "regali possibili" a spese dello Stato nei confronti del complesso degli Istituti di Credito:
- Scritturalmente avranno un capitale rivalutato migliorando in qualche modo i bilanci (ma comunque una rivalutazione era necessaria)
- Potrebbero avere un dividendo superiore all'attuale (ma dipende da quello che deciderà il Consiglio Superiore con l'assemblea ordinaria che, come vedremo dopo, non hanno mai concesso ai partecipanti il massimo rendimento possibile)
Dovevano essere i soci a ricapitalizzare Bankitalia!
No.Anche la semplice consultazione su Wikipedia della voce «aumento di capitale» permette di verificare che
«L'aumento di capitale è un atto di carattere straordinario che si realizza o con la modifica del patrimonio netto (aumento a pagamento) o con la semplice imputazione di riserve o fondi di bilancio in quanto disponibili (aumento gratuito)»Il caso Bankitalia ricade appunto nel secondo caso: l'aumento gratuito con l'imputazione di riserve.
Chi protesta dicendo che da che mondo è mondo l'aumento di capitale avviene con i soldi dei soci, dice parzialmente il vero, ma solo perché di solito l'aumento di capitale avviene per il rilancio aziendale e non per adeguare il capitale nominale a quello di quasi ottanta anni prima.
La rendita delle quote passa dal 4% al 6% del capitale!
Nì. Sì e no.La norma all'articolo 4 comma 3 recita che
«Ai partecipanti possono essere distribuiti esclusivamente dividendi annuali, a valere sugli utili netti, per un importo non superiore al 6 per cento del capitale»Quindi non il 6%, ma fino al 6%. In teoria potrebbe anche essere lo 0,0001%.
La norma va letta in rapporto alla norma precedente, ovvero l'articolo 39 dello statuto del 2006:
«Ai partecipanti sono distribuiti dividendi per un importo fino al 6% del capitale.E l'articolo 40:
[...] può essere distribuito ai partecipanti, ad integrazione del dividendo, un ulteriore importo non eccedente il 4% del capitale»
«Dai frutti annualmente percepiti sugli investimenti delle riserve, può essere, su proposta del Consiglio superiore e con l’approvazione dell’assemblea ordinaria, prelevata e distribuita ai partecipanti, in aggiunta a quanto previsto dall’art. 39, una somma non superiore al 4% dell’importo delle riserve medesime, quali risultano dal bilancio dell’esercizio precedente»Apparentemente, quindi, le cose non cambiano. Ma ricordo che il capitale prima era di € 156.000 e quindi il 6% di quel capitale erano bruscolini. Ecco perché lo statuto prevedeva un'ulteriore compensazione fino al 4% del capitale più un'ulteriore integrazione in base alle riserve, che si è tradotto negli anni in circa € 50-70 milioni (vedi relazioni annuali Bankitalia) e che compensava la mancata rivalutazione delle quote.
Basta consultare una relazione annuale, come questa relativa al 2012 (l'ultima) dove si specifica a pagina 300:
«Il Consiglio superiore Vi propone, ai sensi dell’art. 39 dello Statuto, il seguente riparto dell’utile netto:
[...]
- ai Partecipanti, in misura del 6 per cento del capitale € 9.360
[...]
– ai Partecipanti, nella misura del 4 per cento del capitale, a integrazione del dividendo € 6.240
[...]
Il Consiglio superiore, a norma dell’art. 40 dello Statuto e nel rispetto dei limiti da esso previsti, propone una ulteriore assegnazione ai Partecipanti pari a 70.026.000 euro da prelevare dai frutti degli impieghi della riserva ordinaria e di quella straordinaria, corrispondente allo 0,50 per cento dell’importo delle cennate riserve al 31 dicembre 2011»
Quindi, pur se la Banca d'Italia avesse potuto distribuire fino al 4% del la riserva, ha limitato la distribuzione allo 0,5%.
Adesso la norma non prevede eccezioni: viene distribuito al massimo solo il 6% del capitale e basta, tenendo conto tra l'altro che le quote in mano ad ogni soggetto hanno un tetto che prima non c'era e quindi soprattutto le banche più grandi guadagneranno di meno.
Quindi se a fine anno si deciderà di compensare i partecipanti con l'1% del capitale di 7,5 miliardi, il risultato sarà di 75 milioni di euro (praticamente come adesso). Se si aumenterà il compenso, il compenso collettivo sarà superiore (se tutte le quote saranno assegnate).
Infine, poiché sono soldi delle riserve, non è detto che questo compenso influisca sui proventi annuali da parte della Banca d'Italia.
Lo Stato guadagnerà da Bankitalia solo il 12% delle plusvalenze!
Non solo. Lo Stato guadagnava e guadagnerà dalla Banca d'Italia anche:- le imposte
- il signoraggio (rendita da emissione monetaria)
- gli utili residui
- l'avanzo dalla distribuzione di quei dividendi (quote in proprio possesso e quote oltre il 3% in possesso di altri)
Ora gli stranieri potranno controllare la Banca d'Italia!
No.Anche se pecunia non olet, la norma che permetteva ad istituti europei di acquisire quote è stata emendata al Senato, quindi come recita l'articolo 4 comma 4 capi a e b, le quote di partecipazione al capitale possono appartenere solamente a
Inoltre come ho ricordato all'inizio i detentori di quote non possono prendere decisioni che riguardano la natura pubblica dell'Istituto, ovvero decisioni di politica monetaria, di sorveglianza bancaria ecc.
«a) banche aventi sede legale e amministrazione centrale in Italia;
b) imprese di assicurazione e riassicurazione aventi sede legale e amministrazione centrale in Italia;»
Questo articolo contiene informazioni che ho raccolto in questi anni avendo dovuto rispondere a molte osservazioni sull'assetto della Banca d'Italia, sui suoi utili, sul suo statuto.
Ringrazio per l'aiuto che mi hanno dato in questi anni tutti coloro che hanno commentato, anche criticando, sia i video che i post. Senza di loro non ne saprei così tanto.
Ringrazio il gruppo SIC - Signoraggio informazione corretta (blog - Facebook), Econoliberal (blog - Facebook).
Ringrazio singolarmente per il loro contributo a questo post Fotogian per la dritta sulla rivalutazione delle quote del 2001 e Pier Gaetano Fulco per la consulenza sugli aspetti legali.
(LeFou!)
Nota: ho preferito scrivere rapidamente l'articolo fino alla fine lasciando da parte alcune fonti (che fornirò in seguito) e qualche aspetto stilistico.Come sempre, sono aperto alla verifica oggettiva ed alla partecipazione collettiva per cui segnalate pure nei commenti eventuali altre fonti interessanti pro o contro ciò che ho riportato.
UPDATE 31/01/2014: aggiunto il link al testo definitivo pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale e precisato il meccanismo passato di assegnazione delle quote ai partecipanti. Aggiunto il link alla legge finanziaria del dicembre 2001 http://www.camera.it/parlam/leggi/01448l.htm
UPDATE 02/02/2014 Aggiunto link alla relazione dei saggi di Bankitalia che determina il nuovo capitale di Bankitalia. Aggiunto il link alla valutazione da parte della BCE dell'aumento di capitale.
UPDATE 03/02/2014 Aggiunta tabella rivalutazioni detentori delle quote, aggiunto il nuovo video su Bankitalia tratto dal mio canale YouTube, corretto il "No" relativo all'imposizione fiscale con "Non solo".