martedì 10 giugno 2014

Il mondo di Heidi (complottisti e pseudoscienziati)

Sono anni che ho a che fare con bufale e pseudoscienze di ogni genere. Oggi mi sono convinto della necessità di scrivere questo articolo.

Spero che possa essere utile per voi, ma sicuramente sarà utile per me me per rispondere con un rapido link a tutti coloro che hanno letto da qualche parte su internet una magnifica idea alternativa semplicissima che spiega tutto e che sentono l'irresistibile impulso di segnalarmelo sotto forma di interminabile video, interminabile post, interminabile sito, interminabile conferenza di improbabili guru del niente.

Mettiamo subito le cose in chiaro.

No, non siamo nel mondo di Heidi!




Mi dispiace darti questa notizia, caro lettore, ma è mio dovere morale farlo.

Non siamo nel mondo di Heidi.

Nel mondo di Heidi le caprette sono lì per il tuo divertimento e ti fanno "ciao". Nel mondo reale quelle bestie sono al pascolo per produrre il latte della tua colazione, il formaggio del tuo pranzo e ogni tanto anche la carne che mangi col nonno. L'uomo piega la natura ai propri bisogni da millenni, e il fatto che tu lo neghi non cancellerà questo fatto.

Nel mondo di Heidi la tua amica Clara, paraplegica, si alza perché tu le vuoi tanto bene. Nel mondo reale il suo sistema nervoso centrale non si ricostruirà solo disegnando tanti cuoricini sul diario, e potrà alzarsi solo se tanti scienziati continueranno a sperimentare sugli animali, così magari troveranno anche il modo per far campare di più il nonno e la nonnina (e magari anche il cane Nebbia, che qualche malanno se lo prenderà ogni tanto).

Nel mondo di Heidi i topini sono simpatici, e la sperimentazione animale è praticata da scienziati pazzi senza cuore, va chiamata "vivisezione" e va impedita a tutti i costi. Nel mondo reale, il nonno stermina i topi altrimenti muore il nonno e muore Heidi.

Nel mondo di Heidi se credi forte forte a qualcosa, magari si avvera. Nel mondo reale invece puoi credere forte forte a quello che vuoi, ma non esistono il motore magnetico che produce energia infinita, il motore ad acqua, la cura del cancro con il bicarbonato e tutte quelle idee del cavolo che secondo chi ragiona a rovescio dovrebbero funzionare solo perché le multinazionali sono cattive.

Nel mondo di Heidi il cielo è sempre azzurro con le nuvolette. Nel mondo reale ci sono gli aerei che talvolta producono scie di condensazione, e nonostante tanti anni di cartoni animati che ti hanno fatto credere al cielo senza scie, c'erano anche quando eri piccolo.

LeFou è cattivo!

No, non sono cattivo. Ti dico la verità.

Ma non è così solo perché lo dico io. C'è una ragione per la quale il mondo di Heidi è diverso dal mondo in cui vivi tu.

Il mondo inventato, in quanto inventato, può essere inconsistente. Lo dice la parola stessa: non consiste, non si real-izza. Neanche ipoteticamente.

Nel mondo di Heidi il nonno può morire e la puntata successiva fare colazione con Heidi. Nel mondo reale no. Nel mondo reale il nonno muore e basta.

Il mondo reale ha una caratteristica: è consistente.

Sai cosa significa? Che non può essere vera una proposizione e la sua negazione.

Se a milioni di scienziati in tutto il mondo una cosa funziona in quel modo, a te non può funzionare diversamente.

Se milioni di scienziati hanno dimostrato che l'omeopatia funziona come un placebo (ovvero non funziona), a te non può funzionare diversamente. Sarà sempre un placebo.

Se milioni di scienziati usano il campo magnetico per costruire microfoni, cuffie, altoparlanti, motori per lavatrici, anche le tue calamite funzioneranno nello stesso modo e NON produrranno energia dal nulla.

Se milioni di scienziati... Ok, hai capito il concetto.

Però è ingiusto!

Sì, è ingiusto.

È molto ingiusto soprattutto per quelli che credono ai guru che raccontano cazzate su internet.

Ma i guru no, loro non si preoccupano. Troveranno sempre dei fessi che crederanno a quello che dicono. Loro raccontano una storia. Raccontano il mondo di Heidi, lo oppongono al mondo dei cattivoni delle multinazionali, e così magicamente tutto appare sensato. Non è vero nulla, ma appare sensato.

Ma non credere che sia un mondo comodo per altri!

Anche per gli scienziati è ingiusto. Anche a loro capita di avere delle bellissime idee. Però, a differenza degli squinternati che scrivono su internet, gli scienziati sono costretti a verificare quello che affermano. E ad ammettere di essersi sbagliati.

E ti assicuro che quando una bellissima idea si frantuma contro i dati di fatto, è un grandissimo giramento di satelliti.

Aspetta, sento che ti stai perdendo. Ti faccio uno schemino.

GURU:
  • raccontano storie
  • non portano prove di quello che dicono
  • quello che dicono contrasta spesso con i risultati scientifici (ricordi la consistenza del mondo reale?)
SCIENZIATI:
  • devono scrivere tutto nero su bianco in un articolo tecnico
  • devono illustrare punto per punto i fatti
  • devono mostrare per filo e per segno come funziona in base a quanto già scoperto (non basta scrivere che funziona e basta)
  • devono portare un numero di prove statisticamente sufficiente per una verifica significativa
  • i loro lavori sono esaminati da altri colleghi (peer review) che rifiutano la pubblicazione in presenza di elementi sospetti o non sufficientemente chiari
  • dopo la pubblicazione altri colleghi invidiosi tenteranno di demolire il suo lavoro anche solo per il gusto di farlo (ma lo devono fare nel merito, non perché le conclusioni non gli piacciono)
Secondo te, anche se nessuno è perfetto e gli errori sono dietro l'angolo, è più ragionevole affidarsi alla scienza o ai guru?

Ora sai come stanno le cose

Se ci sei rimasto male, ti capisco. Capita a tutti di credere in qualcosa che poi si rivela farlocco. Ma riguarda la fede, non la realtà dei fatti.

Ora che sai come stanno le cose, hai due alternative:
  • continuare a seguire i guru credendo per tutta la vita di vivere nel mondo di Heidi
  • smetterla di perdere tempo con le cazzate dei guru e iniziare a vivere nel mondo reale
La tua vita è nelle tue mani.

(LeFou!)

martedì 3 giugno 2014

La Bufala degli UFO di Luciano D'Alfonso

Repubblica.it, nella sua sezione «video», ha diffuso un brano di un'intervista rilasciata da Luciano D'Alfonso, candidato alla Presidenza della Regione Abruzzo nelle elezioni appena trascorse.
In questo brano il candidato, senza apparenti segni di squilibrio mentale, dice esattamente queste parole:
«Il mare Adriatico sarà il parco più grande di cui dispone l'Abruzzo, e noi lo rispetteremo come è giusto che accada, sia dalle invasioni degli UFO, perché ci sono UFO che si sono messi in cammino...» ecc.
Nella foto: Luciano D'Alfonso mentre un UFO attacca la costa abruzzese

Cosa? Un politico che si candida ad essere Governatore di una Regione italiana parla di difendere il mare dagli UFO???
Storia troppo gustosa per essere vera, e infatti NON È VERA.

La versione completa dell'intervista è qui, nel canale di «Rete 8»: https://www.youtube.com/watch?v=Jmlqs1kodQM Il discorso sugli «UFO» è circa al minuto 10:30.
Da notare che il conduttore non si scompone davanti a queste dichiarazioni. Ok, è palesemente (usiamo un eufemismo) molto accomodante con il pregevole ospite, ma come mai non alza neanche un sopracciglio?
La risposta (per chi la vuole leggere) arriva poco dopo dallo staff del candidato. Qui per esempio la dichiarazione all'ANSA, dove spiega che sono mesi che in campagna elettorale con il termine «UFO» si riferisce alle «trivelle per i pozzi petroliferi a pochi chilometri dalle spiagge dell'Adriatico».
Nonostante il candidato sia visibilmente avvezzo alla comunicazione, ha dimenticato la regola numero uno: comportati come se il pubblico ti ascoltasse per la prima volta.

venerdì 30 maggio 2014

La menzogna del Governatore Visco


Come verificabile nei bilanci, come ho già scritto in vari post sulla questione della rivalutazione delle quote di Bankitalia, e come avevo raccontato in vari video, i partecipanti al capitale della Banca d'Italia (per lo più Assicurazioni e Banche) godono di proventi annuali.
Fino all'anno scorso, ovvero fino al bilancio relativo al 2012, i proventi erano determinati da un calcolo un po' complesso legato alle riserve. In soldoni, comunque, questi proventi si aggiravano sui 70 milioni l'anno. Potevano essere di più, ma il Consiglio Superiore della Banca d'Italia ha sempre preferito deliberare di girare una quota di circa lo 0,5% delle riserve (e non il massimo del 4%).
Con la recente riforma è stato stabilito che i partecipanti, oltre a poter detenere quote non superiori al 3% del totale, possano godere al massimo del 6% del capitale. La questione, pur aprendo altri dubbi sul senso che possa avere una misura del genere, aveva il pregio di limitare in senso più stretto e deterministico questi proventi.
Scriveva lo stesso Governatore Visco, durante la tempesta di critiche (molte strumentali) nei confronti del provvedimento:
"Allo stesso tempo viene affrontato un altro problema posto dal vecchio statuto: la possibilità che i dividendi per i partecipanti, essendo fissati come quota delle riserve, potessero crescere indefinitamente in cifra nominale al crescere delle stesse. Dieci anni fa erano stati pagati dividendi per 45 milioni, lo scorso anno per 70, con una progressione potenzialmente infinita. Con la riforma, i dividendi sono ora una quota (non più del 6%) del capitale in senso stretto, il quale è espresso in cifra fissa (7,5 miliardi): quindi, i dividendi non potranno mai eccedere i 450 milioni. Quelli che saranno effettivamente pagati dipenderanno ovviamente ogni anno dalle condizioni del bilancio; tuttavia, l’intero esercizio è costruito in modo che vi sia equivalenza tra i flussi complessivi di dividendi calcolati con i criteri pre e post riforma"
In pratica ha scritto: state tranquilli, i partecipanti continueranno a ricevere ogni anno sostanziamente quello che ricevevano prima.
Oggi è uscita la relazione annuale della Banca d'Italia, ed a pagina 300 la quota girata ai partecipanti è di ben 380 milioni di euro. Da 70 a 380? Non mi pare che "vi sia equivalenza tra i flussi complessivi di dividendi calcolati con i criteri pre e post riforma".
E' vero che i proventi degli partecipanti che prima detenevano le quote di capitale più grandi sono inferiori a prima, ed è pur vero che, con il recente inasprimento della tassazione sulla rivalutazione delle quote, quello che all'uomo della strada può apparire un guadagno spropositato alla luce dei fatti è solo un lieve contentino, ma la questione centrale resta.

Visco aveva assicurato una cosa
la relazione finale della Banca d'Italia ne dice un'altra.

Sarebbe gradita una spiegazione.

(LeFou!)

UPDATE: qui il testo con il quale il Governatore Visco ha presentato la relazione annuale. Si giustifica l'ammontare dei dividendi così:
"I risultati dell’esercizio 2013 consentono di sottoporre all’Assemblea una proposta di ripartizione degli utili che, in aggiunta agli accantonamenti al fondo rischi generali, prospetta congrue assegnazioni alle riserve a fronte dei rischi connessi con la crisi"
Il Governatore mi perdonerà se la spiegazione non mi pare adeguata né a rimangiarsi le parole di mesi fa né a giustificare l'aumento netto del 550% dei dividendi...

martedì 13 maggio 2014

Micro guida sull'uscita dall'euro

Per chi vuole capirci qualcosa e non si fida delle valutazioni dei cattivi difensori dell'euro: l'uscita dall'euro scritta facile tenendo conto solo di:
  • concetti economici largamente accettati
  • dichiarazioni di Alberto Bagnai e Claudio Borghi (euroscettici)
Il ragionamento dei #noeuro è questo:
Se l'Italia esce dall'euro allora la nuova moneta si svaluterà, i nostri prodotti costeranno di meno, esporteremo di più e creeremo più lavoro.
Vediamo come stanno le cose.

Assioma: uscire dall'Euro farà svalutare la nuova moneta del 20-30%

A) Gli effetti della svalutazione durano due anni (dopo siamo al punto di prima)

B) La svalutazione aumenterà le esportazioni dopo circa 2 anni (nel frattempo peggiorano)

C) Gli effetti positivi della svalutazione sulla disoccupazione arrivano dopo tre anni (nel frattempo la disoccupazione aumenta)

Ora potete tirare le somme, e valutare in quale momento dopo un'eventuale uscita dall'euro avremmo dei vantaggi.

Se siete scettici e volete controllare, ecco un po' di riferimenti che rendono fondate quelle affermazioni.

Assioma: su questo c'è consenso unanime sia tra i #NOEURO che tra chi preferirebbe rimanere nell'euro.

A) In questo articolo vengono comodamente riassunti ben ventitré (23) casi di svalutazione dal 2000 in poi: l'inflazione si è sempre mangiata gli effetti positivi della svalutazione. La ragione è facilmente intuibile: niente si crea dal nulla, e con l'inflazione gli operai potranno comprare meno cose, quindi saranno più competitivi rispetto ad altri operai che comprano più cose.


B) vedi J-curve, un concetto largamente accettato dagli economisti e dallo stesso Alberto Bagnai che prevede un iniziale peggioramento ed un successivo miglioramento dopo un periodo dai sei mesi ai due anni (e parte del miglioramento serve per recuperare l'iniziale peggioramento).
Ad esempio, il Giappone ha svalutato la propria moneta da oltre un anno del 20% e sta ancora aspettando questo miglioramento.

C) Lo dice lo stesso Claudio Borghi qui: https://www.youtube.com/watch?v=NtID1e76chM#t=3649 (a 1:00:49)
«Ma attenti, bisogna muoversi in fretta perché la disoccupazione non passa subito! Se anche noi usciamo domani dall'euro ci vorranno tre anni per riprendere a creare lavoro!»
 
(LeFou!)

venerdì 2 maggio 2014

Conviene comprare meno F-35?

Nel dibattito politico, spesso si sente parlare della riduzione o cancellazione dell'acquisto degli F-35 in questi termini:
«è assurdo spendere diciotto miliardi per comprare dei caccia mentre c'è la crisi! Con i soldi risparmiati potremmo comprare [...]»

Ma le cose stanno davvero così? Vediamo.


NOTA 1: le fonti spesso riportano cifre anche radicalmente diverse (come nel caso della spesa totale del progetto). Ho fatto del mio meglio per prendere in considerazione solo quelle realistiche dalle fonti più affidabili.

NOTA 2: tutte le cifre saranno espresse in DOLLARI. Per riportarle in euro, toglietegli circa il 25% (esempio: dieci miliardi di dollari equivalgono a circa 7,5 miliardi di euro). Questo vale al momento della pubblicazione (maggio 2014), tenete presente che il cambio EURO/USD è variabile ed è cambiato da 1,5 ad 1,2 negli ultimi anni.

Cos'è l'F-35?

L'F-35 è un caccia-bombardiere di 5^ generazione, ovvero un caccia stealth dotato delle tecnologie più sofisticate.
È prodotto in tre varianti con piccole variazioni di progetto: a decollo tradizionale (A), a decollo verticale (B) e adatto al decollo breve a catapulta da portaerei (C).
L'F-35 però non è solo "un aereo". È il risultato del progetto denominato JSF (Joint Strike Fighter) che serviva appunto per progettare un nuovo aereo che potesse sostituire tutti i caccia preesistenti con un solo modello.
L'Italia è partner di 2° livello con un investimento nel progetto di circa un miliardo (già speso) con il coinvolgimento di Alenia e altre 50 piccole e medie industrie. Inoltre il centro di Cameri costruirà in regime le ali degli F-35 di Europa, Mediterraneo e Medio Oriente. Le prime prodotte in Italia sono state già consegnate.

Di quanti aerei abbiamo bisogno?

Non discuto di questo aspetto, che riguarda l'ambito della politica militare e delle strategie internazionali.
Finora hanno detto che 90 aerei saranno sufficienti, ed è l'unico dato di fatto.

Quanti aerei compreremo?

Compreremo 90 aerei
L'Italia originariamente doveva acquistarne 131, poi il governo Monti decise di ridurre l'acquisto a 90 esemplari. Pare che l'attuale Governo Renzi voglia dimezzarne il numero (45), ma non è confermato.

Ne abbiamo già comprato qualcuno?

Per ora ne abbiamo acquistati sei (6).

Quanto costano gli F-35?

  • sviluppo: 1 miliardo
  • aerei: circa 100 milioni cadauno (secondo le versioni)
    • comprarne 90 costa circa 9 miliardi
  • ristrutturazione portaerei Cavour: circa 4,75 miliardi
  • costruzione centro Cameri: circa 3 miliardi
Totale stimato da varie fonti: dai 14,5 ai 18 miliardi.

Quanti ne abbiamo già spesi?

Abbiamo già speso 4,5 miliardi.

Vista così appare una spesa davvero imponente! Ma, oltre ai costi, vediamo anche i possibili guadagni.

Eh? Ci guadagniamo?

Sì.
Il centro manutenzione Cameri dovrebbe fruttare nell'arco dei prossimi 30/40 anni:
  • 14 miliardi
  • mille posti di lavoro
  • lavoro per l'indotto
Inoltre fabbricherà circa 800 ali per gli F-35.

Quali sono le spese che non si possono evitare?

Stiamo già rottamando la nostra flotta aerea, che sta diventando obsoleta:
  • 87 caccia Tornado (Aeronautica)
  • 55 caccia AMX Ghibli (Aeronautica)
  • 16 AV-8B Harrier (Aviazione Navale)
Totale: 158 aerei da sostituire con 90 F-35.
Da tenere conto che:
  • la stragrande maggioranza di questi aerei vecchi sono sempre in manutenzione e non sono operativi (mentre gli F-35 sono stati pensati per avere bisogno di meno manutenzione)
  • senza sostituire gli Harrier, la portaerei (già ristrutturata) diventerebbe una portaelicotteri, e quindi inutile nel caso di operazioni aeree al di fuori dei territori italiani senza basi sul terreno

Scenario A: compriamo comunque quei 90 aerei!

Poiché 4,5 miliardi sono già stati spesi, per completare il programma nel caso peggiore rimarrebbero da spendere circa 13,5 miliardi e nel caso migliore 10 miliardi.
Abbiamo detto però che con Cameri guadagneremmo 14 miliardi (e lavoro ecc.).
Quindi, contando le uscite ma anche le entrate:
Comprando 90 F-35 l'Italia spende

da 500 milioni

a 4 miliardi

Scenario B: li sostituiamo con altri aerei uguali e meno costosi!

Non ci sono altri aerei "uguali".

Senza contare che la portaerei può ospitare solo aerei adatti al decollo con catapulta (si chiama così), ci sono un paio di aerei inferiori (la cosiddetta generazione 4.5) che potrebbero sostituire la nostra flotta di caccia:
  • MINIMO: Eurofighter Typhoon (63 milioni)
  • MASSIMO: Dassault Rafale (90 milioni)
Il Rafale, nato da una costola del progetto Eurofighter, è di produzione 100% francese.
Il Typhoon è prodotto da un consorzio del quale fa parte anche l'Italia per una quota del 21%. Le sei fabbriche europee producono le varie parti che vengono poi assemblate. Contando anche i ritorni economici, quindi, il prezzo netto del Typhoon va scontato di circa un quinto e scende a 50 milioni.
Abbiamo detto che abbiamo già acquistato sei (6) F-35, quindi rimarrebbero 84 aerei.
Ipotizzando l'acquisto di aerei, che comunque non possono sostituire completamente gli F-35, e che forse sarebbero di più (mancherebbe il risparmio tattico e della manutenzione) facendo una stima media (70 milioni per ogni aereo) dovremmo comunque spendere circa 5,9 miliardi.
Facendo questo, però, presumibilmente perderemmo la commessa della Lockheed Martin per la manutenzione, ovvero circa 14 miliardi (e mille posti di lavoro, che di questi tempi non farebbero male).
Quindi non avremmo guadagni, e le spese sarebbero:
  • 4,5 miliardi già spesi (che andrebbero persi)
  • 5,9 miliardi per i nuovi aerei
Comprando 84 aerei un po' inferiori l'Italia spende

10,4 miliardi

Scenario C: ci ritiriamo dal progetto e basta!

Questo scenario è molto invocato dai politici italiani, anche se prevederebbe la ridiscussione (che qui non voglio discutere) delle strategie di difesa e del ruolo dell'Italia nel contesto sia della NATO che dell'ONU.

Il calcolo in questo scenario è semplice:
Ritirandosi dal programma l'Italia spende

4,5 miliardi

e rimane con 6 (sei) F-35

Tiriamo le somme

Rispondiamo alla domanda iniziale:
«è assurdo spendere diciotto miliardi per comprare dei caccia mentre c'è la crisi! Con i soldi risparmiati potremmo comprare [...]»
Nel corso dei prossimi 40 anni:

A) Comprando 90 F-35
  • l'Italia spende da 500 milioni a 4 miliardi
B) Comprando 84 aerei un po' inferiori
  • l'Italia spende 10,4 miliardi 
  • con i soldi risparmiati non potremmo comprare niente 
  • spenderemmo dai 6,4 ai 9,9 miliardi in più
C) Ritirandosi dal programma e rimanendo senza difesa aerea
  • l'Italia spende 4,5 miliardi
  • con i soldi risparmiati, non potremmo comprare niente
Quindi, se la questione fosse solo economica, all'Italia (e alle tasche degli italiani) converrebbe restare nel programma con tutti e due i piedi.


Per chi volesse seguire il video LIVE sull'argomento, andato in onda qualche giorno fa. Eccolo qui:


(LeFou!)

UPDATE 02/05/2014: aggiunta la partecipazione italiana al progetto Eurofighter e riconsiderati i costi medi per la sostituzione della flotta. Rettificata l'affermazione su Cameri: produrrà 800 ali, quindi presumibilmente le ali per gli aerei sui quali farà manutenzione, e non tutte le ali degli F-35 del mondo.
UPDATE 30/06/2014: aggiunta la cifra di dettaglio relativa alle spese di adeguamento della portaerei Cavour (l'altra portaerei, la Garibaldi, l'abbiamo venduta).

Fonti:
«Dizionario delle Balle dei politici» di Davide Maria de Luca - pp. 99-106 (1^ edizione 2014 - ISBN Edizioni)
Wikipedia (pagine dell'Aeronautica militare e navale, del programma JSF ecc.)
http://www.aeronautica.difesa.it/Mezzi/programmiFuturi/Pagine/ProgrammaJFS.aspx
Mozioni in Senato contro il piano di acquisto: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Odgaula&leg=17&id=00705855&part=doc_dc&parse=no
Articolo sull'ipotesi di riduzione da 90 a 45 aerei: http://www.repubblica.it/politica/2014/04/22/news/piano_governo_taglio_f35-84158866/
Articolo sul centro di Cameri: http://www.tempi.it/viaggio-a-cameri-dentro-l-officina-degli-f-35
Spese di adeguamento della portaerei Cavour: http://www.lastampa.it/2013/07/31/italia/politica/f-mauro-gi-spesi-miliardi-per-modificare-la-portaerei-cavour-yCj5WpIqzQ4ow97d4DbDkK/pagina.html

domenica 27 aprile 2014

La bufala delle scie intermittenti

È inutile discutere con un cospirazionista:
  • non dimostra la propria tesi
  • ti sbatte davanti cose (per lui) inspiegabili («allora spiegami questo!») e che tu (non si sa perché) devi saper spiegare (applicando questa tecnica alla preistoria il Dio Vulcano sarebbe esistito perché nessuno avrebbe saputo spiegare come facesse la lava ad uscire da quella montagna)
  • non si accontenta della spiegazione
L'unica ragione per la quale valga la pena discutere con un soggetto simile, se si ha del tempo da perdere, è per far capire AGLI ALTRI, ovvero a chi fa funzionare il cervello e non si affida ciecamente a questi cialtroni, che quelle sono solo un mare di stupidaggini.

Una delle teorie di complotto più stupide che siano mai state inventate è quella delle scie chimiche: il 97% delle scie che producono gli aerei non sarebbero scie di condensazione prodotte dalla combustione degli idrocarburi, come spiega la fisica, ma sarebbero sostanze rilasciate dagli aerei per avvelenarci o guarirci o controllarci o migliorare la portata dei radar o disturbare i radar o amplificare onde che provengono dalla stazione HAARP (abbandonata da un anno).

In questa teoria di complotto, uno dei classici "allora spiegami questo!" è:
«allora spiegami le scie a intermittenza!»
(traduzione: spiegami come mai le scie degli aerei si formano a tratti come se qualcuno le producesse a comando)
La spiegazione è ovvia: le condizioni del cielo non sono uniformi, per cui può capitare che sopra casa mia piova ma non nel quartiere accanto, e può capitare che un aereo attraversi una zona con condizioni favorevoli per la formazione di scie di condensa, poi no, poi di nuovo sì ecc.
A questo punto il cospirazionista non accetta la spiegazione (come da copione), e inizia a blaterare frasi come:
«non serve essere degli scienziati: guarda il cielo!»
(traduzione: se fossimo degli scienziati non crederemmo alla bufala, quindi limitatevi a guardare il cielo acriticamente - o guardate la Terra ed osannate la Terra Piatta - o il Sole e riesumate il sistema Tolemaico)
 Ieri ho guardato il cielo ed ho fatto delle fotografie. Ecco il risultato:
Il cielo toscano alle 19:52 del 26 Aprile 2014


Come potete osservare, ci sono varie scie ad intermittenza, ma hanno una caratteristica: sono assenti nella stessa zona del cielo.
Ecco la stessa immagine con la zona senza scie (in giallo) e le scie mancanti (in rosso tratteggiato):

In giallo l'area senza scie (e nuvole), in rosso tratteggiato la parte mancante delle scie

Coincidenza? Beh, sarebbe una coincidenza molto strana, anche contando che la zona rossa non è solo priva di scie, ma anche di nuvole... e quelle nuvole sono cirri, proprio le nuvole che si formano solitamente alla stessa altitudine delle scie!
Quindi abbiamo:
  • due scie ad intermittenza
  • una formazione nuvolosa di cirri
  • nella stessa zona mancano sia i cirri che le scie
Come si spiega? Ovvio:
nella stessa zona non ci sono le condizioni né per la presenza di cirri, né per la formazione di scie di condensa persistenti (che sempre nuvole sono)
Quindi non solo non c'è niente di misterioso, ma questa immagine è una (ennesima) dimostrazione che le scie si formano o meno secondo le condizioni fisiche del cielo, e non grazie ad un bottone a disposizione dell'omertoso pilota.

Un'ultima osservazione: è quasi il tramonto (notate l'orario). Vedete la parte del cielo vicina all'orizzonte? Eccola ingrandita e ritoccata con una piccola aberrazione del livello in ingresso:
Lo stesso tramonto reso più "chimico"
Ed ecco un bellissimo cielo chimico per allarmare amici e parenti. Se ci fossero state più scie di condensa, avrebbe potuto guadagnare l'onore di apparire nel sito di qualche cialtrone cospirazionista...

Si ringrazia Fotogian per aver composto le sei foto insieme.

Alla prossima!

(LeFou!)

martedì 25 febbraio 2014

Borghi contesta citando Bagnai che però mi da ragione

Mi scuso per l'articolo dedicato ad una questione collaterale che può apparire personale (ma personale non è), però serve per evitare di sporcare il mio articolo sul libretto «bastaeuro» e nel contempo fornire un link comodo.

Dopo la pubblicazione del mio articolo, è arrivato un prevedibile fuoco di sbarramento teso non tanto a stabilire se il contenuto del libretto sia corretto o meno, ma se io fossi un economista, se non mi vergognassi nel difendere della gentaglia che spinge gli italiani al suicidio, ed amenità del genere.

Lascio perdere tutte le bambinate di Borghi e dei suoi seguaci, che vivono su Twitter come fosse la vita reale e lì fanno propaganda attaccando in massa chi solleva almeno un sopracciglio. È capitato ad un economista come Bisin, è capitato in passato anche a me. Fa parte del gioco. E ai bambini piace giocare.

Un certo Borghi, che tempo fa mi bloccò con una scusa (sto ancora cercando di riprendermi da questo avvenimento che ha segnato la mia vita per sempre), risponde così alla massa di segnalazioni che portano alla sua attenzione il mio articolo ed un refuso (avevo scritto "mese" invece di "anno", poi ho conseguentemente corretto):

Borghi che invita a ridermi in faccia, seguace che chiede il permesso di attaccarmi, mia conseguente risposta ironica. Fonte: https://twitter.com/Lupoditoscana/status/438055197441794048
Tra le tante baggianate, il Borghi scrive:
Borghi ordina a tutti i seguaci di mandarmi un link e bloccarmi ("click"). È lui il capo.
Prendiamo comunque in esame la «lezione», tratta dal vangelo blog di Bagnai, che riguarda la condizione di Marshall-Lerner (M-L), l'unico principio economico che ho utilizzato nell'articolo per verificare la solitidà delle argomentazioni contro l'euro.

Riassumo:
  1. Il libretto dice che «[...] se dopo la conversione la nostra moneta si svaluterà nei confronti di altre monete [...] sarà più facile trovare lavoro e l’economia ripartirà»
  2. Io faccio presente che può essere vero nel lungo termine, ma che secondo M-L la cosa non avviene istantaneamente (in Giappone hanno svalutato da oltre un anno e sono ancora lì ad aspettare la ripresa dell'export), e suggerisco questa riformulazione (che però è poco efficace e provoca lancio di pomodori dalla folla desiderosa di sangue):
«però, se tutto va bene e se si faranno le riforme, e se non scivoleremo verso un'economia di tipo sudamericano, dopo un periodo di circa due anni l’economia ripartirà e dopo ancora più tempo potrebbe essere più facile trovare lavoro»
Dopo aver letto l'articolo di Bagnai, tale articolo smentisce la mia osservazione?

NO. LA CONFERMA.

Difatti, tra insulti e dileggi, ed evitando i commenti tra i quali uno che abbocca alla bufala della mortalità infantile in Grecia (sembra di leggere un blog di complottisti scichimisti), Bagnai scrive questa circonlocuzione annacquando la sostanza come fosse antani:
«Nel breve-medio periodo è senz’altro lecito supporre [trad: dice M-L] che i prezzi non compensino le variazioni del cambio, che possono essere rapide ma si trasmettono con ritardi e solo in parte ai prezzi [trad: si esporta meno e importa di più], dal che deriva che le elasticità al cambio reale di fatto ci dicono cosa succede se varia il cambio nominale»
Cioè quello che ho scritto: che nel breve-medio periodo la svalutazione non fa ripartire le esportazioni ma ci vuole un po' di tempo.

Grazie Borghi, grazie Bagnai, grazie ai lettori che hanno trovato Willy.

(LeFou!)