domenica 23 febbraio 2014

Bastaeuro - Come uscire dall'incubo: le bufale

Il libretto patacca dei no-euro

Per le elezioni europee di quest'anno, la Lega Nord ha scelto la strada "euroscettica", contraddicendosi clamorosamente rispetto a ciò che sosteneva poco più di un anno fa:
«La Lombardia e il Nord l’euro se lo possono permettere. Io a Milano lo voglio, perché qui siamo in Europa. Il Sud invece è come la Grecia e ha bisogno di un’altra moneta. L’euro non se lo può permettere». Ne è convinto il segretario lombardo della Lega Nord, Matteo Salvini, che oggi ha presentato in piazza Scala a Milano la campagna del Carroccio per i referendum (tra cui uno proprio sulla moneta europea). La proposta era stata già anticipata dal segretario leghista Roberto Maroni nelle scorse settimane, facendo anche riferimento a un articolo del Financial Times che aveva ipotizzato lo scenario del Vecchio Continente diviso in due aree con monete diverse» (fonte: Ansa, 2 ottobre 2012)

Come in quella dichiarazione, quando citava il Financial Timesa suffragio delle sue parole, in questo periodo Matteo Salvini si sta presentando in televisione utilizzando una pezza di appoggio razionale, ovvero brandendo il libro di Alberto Bagnai «Il Tramonto dell'Euro» (del quale ho trattato nell'ultima puntata dei miei live) e raccontando la solita storiella dei «premi Nobel che dicono che l'Euro è una schifezza» (ne parleremo anche qui).

Per accompagnare questo tour e non costringere chi fosse interessato a comprare il suddetto libro o leggersi alcune annate di articoli di Bagnai online comprensive di commenti, il professor Borghi (che appartiene al «cerchio magico» dei #noeuro con Bagnai ed altri) ha firmato un agile libretto di trenta punti dal titolo «Basta Euro - Come uscire dall'incubo» che potete scaricare dal sito bastaeuro.org.

Mi piace pensare che quel raffinato oratore da salotto televisivo non sia il vero autore del libretto. Non credo che nessuno che si autodefinisca anche vagamente «economista» possa scrivere una serie di stupidaggini in maniera così densa.

Tratterò solo alcuni punti, seguendo la numerazione del libercolo e magari integrando e correggendo l'articolo nel tempo. Per una disamina più approfondita, rivolgetevi ad un qualunque altro economista che non appare spesso in televisione.

1) L'Euro è la principale causa della crisi? E perché?


«[...] un’unica moneta per economie diverse non può funzionare, crea disoccupazione, rafforza chi è già forte e indebolisce chi è già in difficoltà.»

Risposta breve:
  • la disoccupazione ed il PIL sono multifattoriali
  • senza euro ci sarebbe un immediato peggioramento
  • per ottenere l'effetto della svalutazione ci sono altri mezzi

Risposta lunga: qui l'autore dimentica che in economia quasi tutti i fenomeni sono multifattoriali, ovvero che non c'è una sola variabile che produce un effetto, ma sono tantissime (molte delle quali magari attualmente sconosciute). Ad esempio, l'inflazione non è data solo dalla svalutazione né solo dalla stampa di moneta, ma da un insieme molto ampio di fattori.

L'autore sembra inoltre dimenticare il principio di "Marshall-Lerner", che dice in effetti che «un deprezzamento reale della valuta comporta un miglioramento della bilancia commerciale di un Paese», ma anche che « ad un deprezzamento della valuta nazionale fa sempre seguito nell'immediato un peggioramento della bilancia commerciale».

Ma se comunque si vuole diventare competitivi sul prezzo (strada perdente nell'epoca degli iPhone che costano dieci volte tanto uno smartphone economico) si può sopperire alla svalutazione monetaria con una svalutazione interna che non consiste, come sostengono molti, nell'abbattimento del potere di acquisto dei salari e dei diritti dei lavoratori, ma ad esempio nella riduzione del cosiddetto cuneo fiscale. In pratica, con il 10% di cuneo fiscale in meno, mediamente il lavoratore guadagna ogni anno € 1.000,00 in busta paga e l'azienda spende € 2.000,00 in meno per ogni lavoratore, rendendo il lavoratore più ricco ed abbassando il costo per l'azienda (fonte: http://www.4trading.it/articoli/32295/quanto-vale-il-taglio-del-cuneo-fiscale).

2) Senza l'euro diventeremmo tutti più ricchi?

Risposta breve: no.

Risposta lunga: qui l'autore avverte che non sarebbe sufficiente uscire dall'euro per diventare ricchi perché servirebbero tante altre riforme, però dice che è una «condizione necessaria ma non sufficiente».

Ma prima abbiamo visto come non sia neanche necessario. Ahi!

3) Se eliminiamo l'Euro usciamo anche dall'Europa?

«[...] se si intende “Unione Europea” probabilmente no: un mercato di 60 milioni di persone è troppo importante per tutti»
«Paesi come la Svizzera o la Norvegia, pur senza avere l’Euro e non facendo parte dell’Unione Europea, non sono certo isolati dal mondo »
«[...] nei periodi in cui il Franco è debole tutti vanno a fare la spesa in Svizzera arricchendo il Canton Ticino e lasciando vuoti i negozi italiani; il contrario accade nei periodi in cui il Franco è forte»
Risposta breve: «probabilmente» per l'autore, non per l'articolo 50 del Trattato sull'Unione Europea, che non prevede l'uscita dall'Euro ma solo dall'Unione Europea.

Risposta lunga: questo punto è molto "politico", quindi non lo affronterò da quel punto di vista. Quello che sembra disonesto è mostrare che paesi come la Svizzera e la Norvegia non soffrano il fatto di stare fuori dall'Unione Europea.

Innanzitutto, dal 6 settembre 2011 il Franco Svizzero è in parità ad 1,20 con l'euro, come conferma l'annuncio della Banca Centrale Svizzera poco prima di quella data e come si evince anche dal grafico qui riportato. Mettere la Svizzera, che da due anni ha una moneta sostanzialmente equivalente all'euro, nel mucchio dei paesi che possono fare a meno dell'Europa e dell'Euro è un autogol.
Cambio Euro/Franco Svizzero (fonte: finanza-mercati.ilsole24ore.com (5 anni)

È inoltre noto che la Svizzera sia molto ricca grazie all'afflusso di capitali (legali ed illegali) dall'estero, tanto che lì non esiste il reato fiscale legato al riciclaggio di denaro "sporco" (e se non esiste quel reato, non è tenuta a fornire informazioni a riguardo, e quindi i conti frutto di illeciti fiscali sono al sicuro). Solo adesso pare sia intenzionata a modificare le leggi per evitare di finire nella black list dei paradisi fiscali, ma se ne parla da anni...
Pare inoltre che questo libretto sia stato scritto prima del recente referendum elvetico contrario alla libera circolazione delle persone, che ha provocato una reazione da parte della UE che ha minacciato di far decadere tutti gli accordi, incluso quello sulla circolazione delle merci (e ovviamente dei capitali).
Insomma: anche se formalmente non è nell'Unione Europea, la Svizzera è uno di quei paesi che, sia come moneta che come accordi internazionali, ha almeno un piede dentro. E gli conviene.

Riguardo la Norvegia, poi, si sa che è ricca grazie al petrolio.

Per chi fosse poi curioso, altre monete mantengono una sostanziale parità con l'Euro, come ad esempio la Corona Danese.

5) Se convertiamo 1 a 1 un euro con la nuova moneta non è che allora non cambierà niente?

«[...] se dopo la conversione la nostra moneta si svaluterà nei confronti di altre monete [...]»
«[...] però sarà più facile trovare lavoro e l’economia ripartirà»
Risposta breve: tutti gli analisti prevedono una svalutazione intorno al 30%. Anzi, è proprio l'obiettivo dell'uscita dall'euro.

Risposta lunga: si scade nel ridicolo. Tutta la manfrina sull'uscita dall'euro si basa proprio sulla svalutazione della moneta, ma quando si tratta di discuterne gli effetti per gli italiani, viene furbamente introdotto quel «se».

Anche qui, poi, l'autore dimentica il suddetto principio di "Marshall-Lerner" che prevede un peggioramento iniziale dell'economia. Quindi la frase economicamente corretta dovrebbe essere:
«però, se tutto va bene e se si faranno le riforme, e se non scivoleremo verso un'economia di tipo sudamericano, dopo un periodo di circa due anni l’economia ripartirà e dopo ancora più tempo potrebbe essere più facile trovare lavoro»

(i grassetti sono le mie aggiunte)

 6) Ci sarà l'inflazione? Dovremo far la spesa con la carriola di banconote che valgono carta straccia?

«l’inflazione non è la svalutazione: in nessuno dei recenti casi di svalutazione in Paesi evoluti è seguita l’iperinflazione»
Risposta breve: quasi vero, ma questo smentisce Borghi.

Risposta lunga: è vero che in generale una svalutazione del 30% non si traduce necessariamente in una inflazione del 30%. Potrebbe essere meno, potrebbe essere di più.

L'autore però smentisce un certo Claudio Borghi che in un video del 23 maggio 2012, intervistato da Claudio Messora, dice (riassumendo e correggendo l'italiano) dal minuto 43:00
«Se io ad un certo punto raddoppio la moneta, non ho creato nessuna ricchezza. Prima per comprare una pesca ci voleva un dollaro, dopo ce ne vogliono due. [...] Questa è l'inflazione. Dall'altra parte, se le grandezze monetarie raddoppiano una nei confronti dell'altra non si cambieranno mai il dollaro per lo stesso numero di euro. A un certo punto ce ne vorranno due per comprarne uno. E questa è la svalutazione
Quindi circa un anno e mezzo fa Borghi spiegava che raddoppiando la moneta circolante si produceva un raddoppio dei prezzi ed un dimezzamento del valore della valuta. Sbagliando (perché svalutazione ed inflazione non sono sinonimi e non vanno necessariamente di pari passo), ma contraddicendo l'autore del libretto (che quindi non può essere lo stesso Borghi).

Per rimanere in tema, al punto 1) del libretto si afferma, senza «se» e senza «ma», che:

«Con l’Euro invece si ha uno strano caso in cui un paese poco competitivo e in difficoltà (come per esempio la Grecia) si ritrova la stessa moneta di un Paese aggressivamente competitivo e in crescita (come la Germania): il “listino prezzi” della Grecia risulterà quindi troppo caro mentre quello dei prodotti tedeschi sarà troppo basso. Il risultato è che in Grecia si muore di fame mentre in Germania si registra il record di esportazioni»
Ma il Borghi del video al minuto 19:18 dice questo:
«La Grecia sta messa malissimo. Diciamolo chiaro: una soluzione indolore purtroppo non c'è perché, al contrario dell'Italia, la Grecia importa tutto. Quindi non è che possiamo dire loro tornano alla Dracma e a un certo punto le loro esportazioni migliorano compensando i disagi. No: si ritrovano lo stesso a dover ricomprare quello che compravano prima e tutto gli va a costare tantissimo» (e poi parla dell'Islanda che avrebbe ripudiato il debito, ma questa è un'altra bufala)
Prima di scrivere cose a nome di Borghi, potrebbero informarsi. O informarlo.

Salto un bel po' di punti, magari integrerò l'articolo. Non vorrei scrivere un libro, in ossequio alla teoria della montagna di m*.

30) Sento dire che molti famosi economisti, compresi alcuni premi Nobel sono contrari all’Euro. È vero? Chi sono?

«È vero, sono almeno 7 i premi Nobel per l’Economia che hanno apertamente criticato l’Europa dell’Euro (Mirrlees, Stiglitz, Sen, Tobin, Krugman, Friedman e Pissarides)»
Risposta breve: criticare l'Europa e/o l'euro non significa suggerire di uscirne.
 
Risposta lunga: la storia dei «premi Nobel che dicono che l'euro è una patacca» è come una di quelle leggende metropolitane che si ingigantisce ad ogni passaparola. Prima erano quattro, poi sono diventati cinque, poi sei poi sette e prevedo che possano raggiungere la decina in qualche altra settimana.

In verità non è proprio così. Facendo sono un esempio "italiano", Stigliz ha anche detto a Milano il 12 Novembre 2013 che per risolvere i problemi dell'area euro serve abbandonare le politiche di austerità, realizzare l'unione bancaria, sfruttare i fondi Bei per finanziare le piccole e medie imprese eccetera, insomma rafforzare le istituzioni dell'Unione Europea ma non critica la moneta unica e non parla di abbandonarla. Anche Krugman in altre occasioni parla di rafforzamento delle istituzioni europee, così come quasi tutti gli economisti del mondo.

Se si prendono solo i dati che ci piacciono, si può dimostrare qualunque cosa, soprattutto in economia.

31) Esistono altrettanti premi Nobel e famosi economisti convinti invece che l’Europa dell’Euro sia perfetta così?

«NO»
Risposta breve: your logical fallacy is strawman

Risposta lunga: mettere a confronto l'affermazione «molti famosi economisti sono contrari all'euro» con «altrettanti famosi economisti sono convinti che l'Europa dell'Euro sia perfetta così» è sinceramente disonesto. Vuol dire dipingere l'argomentazione altrui in maniera distorta per poterla colpire facilmente.

Inoltre quel "NO", molto efficace dal punto di vista della comunicazione, viene smentito un paio di pagine dopo quando viene mostrata questa serie di dichiarazioni sotto il titolo di «Euro-sciocchezze» (sono riprodotte le prime quattro):
A parte Matteo Renzi, vengono riportate alcune dichiarazioni (fuori dal contesto) di:
  • Romano Prodi che è un economista (in ordine di tempo: assistente a Bologna, docente a Trento, visiting professor ad Harvard, ordinario a Bologna, visitor professor a Stanford, docente alla Johns Hopkins University, professore alla Brown University, ha all'attivo numerose pubblicazioni accademiche)
  • Mario Draghi che è un economista (laurea in Economia con 110 e lode alla Sapienza con relatore il Professor Federico Caffè, PhD al MIT con Franco Modigliani e Robert Solow, professore a Trento, Padova, Ca' Foscari di Venezia e Scienze Politiche a Firenze dove diventa professore ordinario di Economia e politica monetaria)
  • Mario Monti che è un economista (laurea in economia alla Bocconi, borsa di studio a Yale allievo di James Tobin, Premio Nobel per l'economia nel 1981, ordinario a Trento, docente a Torino, professore di economia politica alla Bocconi, direttore dell'Istituto di economia politica della Bocconi, direttore del Giornale degli economisti e Annali di economia della Bocconi, rettore della Bocconi e poi Presidente, vanta un modello economico a suo nome: il modello di Klein-Monti)
Quindi SÌ, ci sono ben tre economisti «convinti che l'euro vada bene così com'è»!!!

(in verità non lo dicono neanche perché anche queste frasi, citate fuori dal contesto, sono una bugia ma al fine della dimostrazione è irrilevante)


Come sempre, segnalatemi pure errori o integrazioni da apportare. Chi vuole contribuire può occuparsi di altri punti, sempre in maniera logica ed oggettiva mettendo da parte (per quanto possibile) le opinioni e le preferenze personali e politiche.

(LeFou!)

UPDATE 23/02/2014: corretta l'affermazione per la quale in Svizzera non esisterebbe il reato di evasione fiscale. Ad ora è il reato fiscale connesso al riciclaggio di denaro che non esiste ancora. (grazie a Emilio Motta via Facebook) Aggiunta dichiarazione di Matteo Salvini del 2 ottobre 2012 quando sosteneva chel'euro fosse adatto al Nord.
UPDATE 24/02/2014: aggiunta l'informazione della parità monetaria con l'euro del Franco Svizzero e l'euro (grazie a  Francesco Violi per l'informazione) e della Corona Danese. Aggiunto riferimento all'articolo 50 del trattato sull'Unione Europea. Apportate altre piccole correzioni. Corretto il calcolo e fornita una fonte sulla riduzione del cuneo fiscale (era per anno, non per mese). Nel discorso al Senato, oggi il nuovo presidente del consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, ha proposto una riduzione «in doppia cifra», quindi ho approfittato per mostrare il calcolo al 10% (il minimo della doppia cifra).

martedì 4 febbraio 2014

Il Governatore di Bankitalia conferma il contenuto dei miei articoli

Sulla questione del riassetto delle quote di Bankitalia e della loro rivalutazione, ho scritto due articoli (i due precedenti) ed ho tenuto un video live discorsivo per spiegare come stanno le cose e rispondere ad un po' di domande degli spettatori.

In questi giorni sono stato bersagliato da commenti dubbiosi (più che leciti), ed ho ascoltato e letto a parecchia informazione distorta sia in internet che in televisione e sui giornali.

L'ultima in ordine di tempo è stata Giorgia Meloni che poco fa, durante la trasmissione "Piazza Pulita", ha detto più o meno testualmente, che stiamo dando via l'oro della Banca d'Italia e che:
«se noi volessimo tornare alla lira,
saremmo costretti a ricomprarci le quote della Banca d'Italia»
(come se la politica monetaria, da statuto della Banca d'Italia, non fosse espressamente in capo al Governatore di nomina politica e non ai detentori delle quote).

Purtroppo la politica si è impossessata strumentalmente di una questione e l'ha piegata ai suoi voleri propagandistici, trascurando parecchi dati di fatto facilmente verificabili. E così, come accade spesso in questi casi, la gente riceve un rumore ambientale indistinto dove l'unica verità apparente è che le banche sono cattive, e banalità del genere.

Fortunatamente oggi il Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, è intervenuto sulla questione, confermando praticamente tutto quello che ho scritto nei miei articoli e smentendo quello che stanno dicendo i politici di ogni versante.
 
È stato diffuso un documento semplificato ma preciso che vi racconto per sommi capi senza affrontare altre considerazioni tecniche che comunque sono interessante.
  1. La Banca d'Italia rimane pubblica.
  2. Non saranno pagati necessariamente 450 milioni di euro di dividendi, come prima non si pagava il limite massimo di 420 bensì 70.
  3. Questa riforma non migliora la valutazione delle banche dell'asset quality review.
  4. La Banca d'Italia non ci rimetterà, e neanche lo Stato.
  5. La Banca d'Italia comprerebbe quote per cederle immediatamente.
Inoltre ha tenuto una conferenza stampa insieme al Direttore Generale Salvatore Rossi per spiegare la cosa.

Durante la conferenza stampa ha inoltre confermato che:
  • La rivalutazione non influirà sugli stress test
  • Le quote oltre il 3% non le deve ricomprare la Banca d'Italia, ma le devono dismettere i partecipanti. Se non lo fanno, avranno un capitale fermo che non produce introiti.
  • Ci sono già centinaia di banche ed istituti di altra natura (con questa riforma possono partecipare anche fondi) che hanno intenzione di acquistare quote, quindi presumibilmente l'operazione sarà di compravendita e non solo di acquisto.
  • L'oro non c'entra un fico secco (capito, onorevole Meloni?)
Se volete una trattazione più approfondita, vi segnalo questo articolo (ed il seguente) del blog Econoliberal.

Il primo punto che non collima con quanto ho riportato nei miei articoli è il fatto che «la “Legge sul risparmio” del 2005 prevedesse, tra l’altro, il passaggio del capitale sociale della Banca allo Stato». Questa è un'opinione diffusa ma non mi risulta.

La cosiddetta Legge sul risparmio nell'articolo 19 comma 10 recita:
«Con regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, è ridefinito l’assetto proprietario della Banca d’Italia, e sono disciplinate le modalità di trasferimento, entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, delle quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici.»
Si parla di un generico trasferimento di quote, non del fatto che la Banca d'Italia dovesse appropriarsene o di un qualche «passaggio del capitale sociale della Banca allo Stato». Per fare un esempio, anche la legge appena approvata prevede un «trasferimento, entro tre anni, delle quote di partecipazione al capitale della Banca d'Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici».

Il secondo punto è invece la valutazione sulla questione del «credito facilitato» (il cavallo di battaglia del PD). Visco ha detto (ma non ha scritto) che  le banche con questa operazione avranno «un incentivo a fare credito» ma che vogliono «essere poco dirigisti». La mia riserva su questo punto, dunque, rimane.

Approfitto però per una breve spiegazione.

Al contrario di quello che si sente nei bar, la Banca d'Italia e/o lo Stato non possono costringere una banca commerciale a concedere prestiti. La Banca risponde ai suoi azionisti (e spesso alle fondazioni politiche, ok) ed opera nel libero mercato, per cui presta soldi per sperare di riaverli magari con gli interessi. Quindi, o garantisce e paga per tutti (e allora anche io sono capace a fare la banca), oppure la Banca deve arrangiarsi.

È chiaro che quindi la decisione di concedere un prestito è subordinato soprattutto alla valutazione del rischio («li rivedrò quei soldi?») e non tanto alla quantità di moneta o di asset (che sono una cosa bella, ma fino ad un certo punto).

In pratica: una banca commerciale non presta soldi perché ne ha abbastanza da prestare o perché è abbastanza solida per farlo, ma soprattutto perché è ragionevolmente sicura di riavere i soldi con gli interessi. E questo, mi spiace per i cittadini e le aziende, la Banca d'Italia non può assicurarlo con la rivalutazione delle quote.

(LeFou!)

UPDATE 04/02/2014 precisata la questione della legge sul risparmio del 2005.

domenica 2 febbraio 2014

Altre balle (anche del PD) sulla Banca d'Italia

Nonostante tutti abbiano potuto comodamente prendere visione della legge sulla rivalutazione delle quote della Banca d'Italia, la disinformazione sull'argomento è ancora ampia.
Tanto per non essere tacciato (come spesso capita) di parzialità e/o difesa di una parte politica e/o attacco solo ad una parte politica e/o di difesa delle bbanghe, lo dirò chiaramente:

la disinformazione viene non solo da parte di chi sta protestando in maniera veemente ma anche da parte di chi questo provvedimento l'ha pensato e sostenuto!

Tratterò le questioni in maniera molto sintetica. Per i dettagli, consultate il precedente post sull'argomento.

Il sistema bancario avrà più soldi da prestare ad imprese e cittadini!

No, per tre ragioni.
  1. Le banche che rivalutano le proprie quote (capital gain) pagano il 12% sulla rivalutazione in base a quanto prevede la Legge di Stabilità 2014 (Art. 1 comma 91). Questa è una stima minima, perché a queste tasse vanno aggiunte sicuramente altre tasse provocate dall'aumento di capitale (che però non sono stato in grado di verificare, serve un fiscalista di un certo livello). Inoltre quest'anno l'anticipo fiscale è del 130%, quindi non solo non avranno liquidità in più, ma ne perderanno parecchia sotto forma di imposte.
  2. La legge prevede che la Banca d'Italia possa riacquistare temporaneamente le quote che superano il 3% del capitale possedute dalle banche. In questo modo si girano soldi della riserva ad alcuni soggetti (Banca Intesa, Unicredit e Assicurazioni Generali in testa) che quindi avranno più liquidità al momento della cessione, ma ci saranno (molte) altre banche che acquisteranno le quote e quindi perderanno altrettanta liquidità. Dunque il sistema bancario nel suo complesso manterrà la stessa liquidità. Inoltre l'operazione sarà effettuata nell'arco dei prossimi tre anni: come misura urgente per aumentare la liquidità non sembra proprio il massimo...
  3. La legge prevede che saranno concessi ai detentori di quote dei dividendi fino al 6% del capitale di 7,5 miliardi. Finora il limite era del 4% sulle riserve (che però sono molto superiori) ed è stato concesso lo 0,5% corrispondente a 70 milioni, per cui si prevede che analogamente saranno concesse rendite dell'1% che corrisponderanno a 75 milioni (in totale tra tutti i detentori di quote). Inoltre chi ha quote superiori al 3% non godrà dei dividendi relativi alla quota in eccesso, dividendi che andranno allo Stato.
    Ma ipotizziamo, in linea puramente teorica, che possa essere concesso il 6% del capitale = € 450 milioni. Siccome ogni istituto può godere al massimo del 3% di tale somma, si parla di 13,5 milioni (al massimo) per ogni istituto. Briciole.

Le banche italiane avranno un aiuto per superare i prossimi stress-test della BCE!

No.
L'EBA in una FAQ esplicita che questo NON è possibile.
«What is the sample for the 2014 EU-wide stress test?
The 2014 EU-wide stress test exercise will be carried out on a sample of banks covering at least 50% of the national banking sectors in each EU Member State, as expressed in terms of total consolidated assets as of end of 2013. It will include 124 EU banks from 22 EU Member States.»
Le rivalutazioni riguardano il 2014, quindi non saranno considerate nello stress-test.

Lo stato guadagnerà 1,5 miliardi di imposte!

Il mio giudizio su questo punto è sospeso. elenco alcuni elemento contro ed a favore.
CONTRO: L'imposta sul capital gain (la rivalutazione) è del 12% in base a quanto previsto dall'ultima Legge di Stabilità (Art. 1 comma 91).
In base a questo, e dato che il valore nominale delle quote prima era irrisorio (€ 156.000) alcuni calcolano erroneamente il 20% su 7,5 miliardi = 1,5 miliardi.
Applicando l'aliquota corretta del 12% si ottiengono solo € 900 milioni, ma non è neanche così.
Come ho ricordato nell'articolo precedente, gli istituti di credito nel 2001/2002 avevano già rivalutato le proprie quote e quindi avevano già pagato le imposte su quella prima rivalutazione.
Il calcolo preciso di quanto incasserà adesso lo Stato è un po' complesso da fare per noi comuni mortali perché bisogna verificare quanto ogni singola banca ha rivalutato le proprie quote, ma sicuramente non sarà di € 900 milioni.
Anzi, alcuni istituti hanno rivalutato le proprie quote più di quanto sia il loro valore attuale, per cui vanteranno un credito fiscale!
A FAVORE: A questa stima vanno aggiunte altre tasse basate sull'aumento di capitale (che però come ho scritto sopra non sono in grado di verificare).

Come sempre, segnalatemi eventuali imprecisioni o integrazioni a quanto esposto.

(LeFou!)

UPDATE 03/02/2014 aggiunto riferimento alla Legge di Stabilità 2014 e corretta l'aliquota dal 20% al 12%.

martedì 28 gennaio 2014

Le nuove balle sulla Banca d'Italia

Saccheggio Bankitalia!!! FAI GIRARE!!!1!!

In questi giorni il M5S sta bloccando i lavori della Camera dei Deputati con interventi ostruzionistici ed al grido di
«giù le mani dalla Banca d'Italia»
parlando di privatizzazione di Bankitalia, di regalo alle banche e così via. Questo è un articolo originale di M5S Senato.

Inoltre girano sul web parecchie affermazioni fuori controllo.

Anche se nella vita come in questo caso niente è tutto bianco o tutto nero, le bugie però sono sempre bugie. Cercherò quindi di fare un po' di chiarezza.

Le balle precedenti su Bankitalia

Vi rimando al mio comodo video sulla bufala di «Bankitalia S.p.A.».

Se preferite guardarvi un video

 (se volete guardarne altri, ecco il mio canale YouTube)

Cosa dice il decreto

Dopo le modifiche apportate dal Senato, il testo (ad ora) risulta questo (in formato web).
UPDATE: dopo la conversione in legge da parte della camera, il testo è quello che ho commentato ed è stato pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale.

Se non l'avete letto, consultatelo. I punti fondamentali sono:
  1. La Banca d'Italia resta comunque un istituto di diritto pubblico, ed i partecipanti al capitale non hanno voce sulle questioni istituzionali.
  2. In base a questa relazione, il capitale passa da 156.000 euro a 7,5 miliardi di euro.
  3. Ogni soggetto non può detenere più del 3% delle quote.
  4. Lo Stato può riacquistare temporaneamente le quote detenute in eccesso dai soggetti se non si trova un compratore.
Alcuni continuano a parlare di quota massima del 5% e possibilità di possesso delle quote da parte di istituti europei. Queste affermazioni si riferiscono alla versione non emendata del decreto e quindi presumibilmente basate su articoli vecchi ripresi dalla rete.

Il decreto è quello dell'IMU e "nasconde" la questione Bankitalia!

No.

Anche il titolo del decreto è chiarissimo: decreto «recante disposizioni urgenti concernenti l'IMU, l'alienazione di immobili pubblici e la Banca d'Italia». Non è stato nascosto niente, almeno da parte del Governo e del Parlamento.

Potevamo riprenderci quel capitale di € 156.000 e basta!

No. Sarebbe stato incostituzionale.

Innanzitutto le Banche Centrali devono essere adeguatamente capitalizzate, come fa osservare la BCE nel parere sulla rivalutazione (documento a tratti anche critico).

Inoltre la rivalutazione delle quote di Bankitalia non se l'è inventata il presente Governo. È un'idea del Governo Tremonti che, nel 2001, nella finanziaria invitava «gentilmente» alla rivalutazione tutti i detentori di quote di vario genere, incluse le quote della Banca d'Italia. Le banche hanno eseguito l'ordine, le quote furono rivalutate a bilancio scritturalmente e ci hanno pagato le tasse.
Se consultate i bilanci delle banche potreste trovare traccia di queste rivalutazioni: in quello di Banca Intesa, di CARIGE (che ha anche esplicitato il suo modo di rivalutarle) eccetera.
Qui un riassunto della rivalutazione dei principali istituti di credito (elaborazione Isfr Lab - Fisac CGIL)
Rivalutazione 2001/2002 delle quote di Bankitalia da parte dei detentori delle quote


Ma perché sarebbe incostituzionale requisirle? La Costituzione nell'articolo 53 recita:
«Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.»
Quindi nessuno può pagare più tasse del valore del bene che possiede, e quindi lo Stato, dopo la rivalutazione, avrebbe dovuto risarcire in maniera congrua i possessori delle quote.

Una legge del 2005 obbligava lo Stato a riprendersi le quote!

No. È una vecchia bufala.
 
La legge prevedeva il riassetto delle quote, e non che lo Stato se le dovesse riprendere.

La Banca d'Italia viene «privatizzata»!

No. Rimane un Istituto di diritto pubblico.

Anzi, con il limite massimo imposto del 3%, i soggetti che prima detenevano percentuali in doppia cifra delle quote ora vedono crollare il loro "peso".

Inoltre chi gridava al fatto che prima Bankitalia era privata dovrebbe spiegare come fa ad essere privatizzato qualcosa che era già privato.

Le banche avevano € 156.000 ed ora hanno € 7,5 miliardi!

No.

Nel 1936 alcune banche ed assicurazioni hanno messo i soldi per costituire il capitale della Banca d'Italia per un ammontare pari a L. 300.000.000 che nominalmente sono rimasti identici anche con la conversione in euro (infatti sono diventati € 156.000).

Adesso quei € 156.000 vengono rivalutati in € 7,5 miliardi, soldi delle riserve, quindi almeno formalmente avviene un aumento di capitale molto forte.

Ma come ho scritto prima, le quote sono già state rivalutate oltre dieci anni fa. A prescindere dall'opinione se questa rivalutazione sia congrua, troppo prudente o eccessiva, ha il pregio di chiarire la situazione e di parificare le rivalutazioni (che invece ognuno aveva fatto a modo suo).

Il Governo regala i soldi delle riserve alle banche!

Nì. Sì e no.

È vero che il decreto all'articolo 4 comma 6 prevede che la Banca d'Italia «può acquistare temporaneamente le proprie quote di partecipazione» e quindi risarcire gli istituti che possiedono più del 3% delle quote, ma è appunto un'operazione temporanea. Quando possibile, quelle quote saranno cedute e quindi la Banca d'Italia recupererà la somma spesa. E se ciò non fosse possibile o non accadesse, la Banca d'Italia rientrerebbe semplicemente in possesso delle proprie quote, come molti auspicano.

Ci sono solo due "regali possibili" a spese dello Stato nei confronti del complesso degli Istituti di Credito:
  1. Scritturalmente avranno un capitale rivalutato migliorando in qualche modo i bilanci (ma comunque una rivalutazione era necessaria)
  2. Potrebbero avere un dividendo superiore all'attuale (ma dipende da quello che deciderà il Consiglio Superiore con l'assemblea ordinaria che, come vedremo dopo, non hanno mai concesso ai partecipanti il massimo rendimento possibile)

Dovevano essere i soci a ricapitalizzare Bankitalia!

No.

Anche la semplice consultazione su Wikipedia della voce «aumento di capitale» permette di verificare che
«L'aumento di capitale è un atto di carattere straordinario che si realizza o con la modifica del patrimonio netto (aumento a pagamento) o con la semplice imputazione di riserve o fondi di bilancio in quanto disponibili (aumento gratuito)»
Il caso Bankitalia ricade appunto nel secondo caso: l'aumento gratuito con l'imputazione di riserve.


Chi protesta dicendo che da che mondo è mondo l'aumento di capitale avviene con i soldi dei soci, dice parzialmente il vero, ma solo perché di solito l'aumento di capitale avviene per il rilancio aziendale e non per adeguare il capitale nominale a quello di quasi ottanta anni prima.

La rendita delle quote passa dal 4% al 6% del capitale!

Nì. Sì e no.

La norma all'articolo 4 comma 3 recita che
«Ai partecipanti possono essere distribuiti esclusivamente dividendi annuali, a valere sugli utili netti, per un importo non superiore al 6 per cento del capitale»
Quindi non il 6%, ma fino al 6%. In teoria potrebbe anche essere lo 0,0001%.

La norma va letta in rapporto alla norma precedente, ovvero l'articolo 39 dello statuto del 2006:
«Ai partecipanti sono distribuiti dividendi per un importo fino al 6% del capitale.
[...] può essere distribuito ai partecipanti, ad integrazione del dividendo, un ulteriore importo non eccedente il 4% del capitale»
E l'articolo 40:
«Dai frutti annualmente percepiti sugli investimenti delle riserve, può essere, su proposta del Consiglio superiore e con l’approvazione dell’assemblea ordinaria, prelevata e distribuita ai partecipanti, in aggiunta a quanto previsto dall’art. 39, una somma non superiore al 4% dell’importo delle riserve medesime, quali risultano dal bilancio dell’esercizio precedente»
Apparentemente, quindi, le cose non cambiano. Ma ricordo che il capitale prima era di € 156.000 e quindi il 6% di quel capitale erano bruscolini. Ecco perché lo statuto prevedeva un'ulteriore compensazione fino al 4% del capitale più un'ulteriore integrazione in base alle riserve, che si è tradotto negli anni in circa € 50-70 milioni (vedi relazioni annuali Bankitalia) e che compensava la mancata rivalutazione delle quote.

Basta consultare una relazione annuale, come questa relativa al 2012 (l'ultima) dove si specifica a pagina 300:
«Il Consiglio superiore Vi propone, ai sensi dell’art. 39 dello Statuto, il seguente riparto dell’utile netto:
[...]
- ai Partecipanti, in misura del 6 per cento del capitale € 9.360
[...]
– ai Partecipanti, nella misura del 4 per cento del capitale, a integrazione del dividendo € 6.240
[...]
Il Consiglio superiore, a norma dell’art. 40 dello Statuto e nel rispetto dei limiti da esso previsti, propone una ulteriore assegnazione ai Partecipanti pari a 70.026.000 euro da prelevare dai frutti degli impieghi della riserva ordinaria e di quella straordinaria, corrispondente allo 0,50 per cento dell’importo delle cennate riserve al 31 dicembre 2011»

Quindi, pur se la Banca d'Italia avesse potuto distribuire fino al 4% del la riserva, ha limitato la distribuzione allo 0,5%.


Adesso la norma non prevede eccezioni: viene distribuito al massimo solo il 6% del capitale e basta, tenendo conto tra l'altro che le quote in mano ad ogni soggetto hanno un tetto che prima non c'era e quindi soprattutto le banche più grandi guadagneranno di meno.

Quindi se a fine anno si deciderà di compensare i partecipanti con l'1% del capitale di 7,5 miliardi, il risultato sarà di 75 milioni di euro (praticamente come adesso). Se si aumenterà il compenso, il compenso collettivo sarà superiore (se tutte le quote saranno assegnate).

Infine, poiché sono soldi delle riserve, non è detto che questo compenso influisca sui proventi annuali da parte della Banca d'Italia.

Lo Stato guadagnerà da Bankitalia solo il 12% delle plusvalenze!

Non solo. Lo Stato guadagnava e guadagnerà dalla Banca d'Italia anche:
  1. le imposte
  2. il signoraggio (rendita da emissione monetaria)
  3. gli utili residui
  4. l'avanzo dalla distribuzione di quei dividendi (quote in proprio possesso e quote oltre il 3% in possesso di altri)

Ora gli stranieri potranno controllare la Banca d'Italia!

No.

Anche se pecunia non olet, la norma che permetteva ad istituti europei di acquisire quote è stata emendata al Senato, quindi come recita l'articolo 4 comma 4 capi a e b, le quote di partecipazione al capitale possono appartenere solamente a
«a) banche aventi sede legale e amministrazione centrale in Italia;
b) imprese di assicurazione e riassicurazione aventi sede legale e amministrazione centrale in Italia;»
Inoltre come ho ricordato all'inizio i detentori di quote non possono prendere decisioni che riguardano la natura pubblica dell'Istituto, ovvero decisioni di politica monetaria, di sorveglianza bancaria ecc.

Questo articolo contiene informazioni che ho raccolto in questi anni avendo dovuto rispondere a molte osservazioni sull'assetto della Banca d'Italia, sui suoi utili, sul suo statuto.
Ringrazio per l'aiuto che mi hanno dato in questi anni tutti coloro che hanno commentato, anche criticando, sia i video che i post. Senza di loro non ne saprei così tanto.
Ringrazio il gruppo SIC - Signoraggio informazione corretta (blog - Facebook), Econoliberal (blog - Facebook).
Ringrazio singolarmente per il loro contributo a questo post Fotogian per la dritta sulla rivalutazione delle quote del 2001 e Pier Gaetano Fulco per la consulenza sugli aspetti legali.

(LeFou!)

Nota: ho preferito scrivere rapidamente l'articolo fino alla fine lasciando da parte alcune fonti (che fornirò in seguito) e qualche aspetto stilistico.Come sempre, sono aperto alla verifica oggettiva ed alla partecipazione collettiva per cui segnalate pure nei commenti eventuali altre fonti interessanti pro o contro ciò che ho riportato.

UPDATE 31/01/2014: aggiunto il link al testo definitivo pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale e precisato il meccanismo passato di assegnazione delle quote ai partecipanti. Aggiunto il link alla legge finanziaria del dicembre 2001 http://www.camera.it/parlam/leggi/01448l.htm

UPDATE 02/02/2014 Aggiunto link alla relazione dei saggi di Bankitalia che determina il nuovo capitale di Bankitalia. Aggiunto il link alla valutazione da parte della BCE dell'aumento di capitale.

UPDATE 03/02/2014 Aggiunta tabella rivalutazioni detentori delle quote, aggiunto il nuovo video su Bankitalia tratto dal mio canale YouTube, corretto il "No" relativo all'imposizione fiscale con "Non solo".

domenica 26 gennaio 2014

Paragone, Barnard e il documento ufficiale che certifica il fallimento dell'Euro

Si sa: il giornalismo nostrano spesso non verifica approfonditamente le notizie che pubblica. Tuttavia, ci si aspetta che almeno le inchieste verifichino le loro fonti. Se la fonte è bacata, tutti i discorsi montati sulle fonti crollano miseramente come un castello di carte durante un uragano.

Durante la puntata del 22/01/2014 della trasmissione «La Gabbia» dal titolo «Renziani per forza» (la registrazione la trovate nel sito ufficiale de La7 e su YouTube) il giornalista conduttore Gianluigi Paragone ha citato con grande enfasi un documento della Commissione Europea, segnalatogli da un altro giornalista, Paolo Barnard, il quale ultimamente si occupa di (diciamo così) economia.

Il documento si intitola «Quarterly Report on the Euro Area» (relazione trimestrale dell'area Euro), si può recuperare dal sito della Commissione Europea ed è stato presentato con queste testuali parole (su YouTube da 1:12:50 in poi):
«Vito... Vito... vieni qui con la telecamera, lo guardiamo insieme. Questo documento è un documento ufficiale della Commissione Europea. Qui è scritto nero su bianco il fallimento dell'Eurozona. Vi aspetto tra poco, qui, vi racconteremo cosa dice questo documento. È un documento ufficiale della commissione europea. A tra poco».
E dopo la pausa pubblicitaria:
«Un documento ufficiale della Commissione Europea, un documento importante che esce dalla Commissione Affari Economici e Finanziari, in cui è sancita... è sancito il fallimento dell'Eurozona. Questo è un documento che è sul portale della Commissione Europea, l'abbiamo trovato noi lo potevano trovare anche i politici. Ma i politici evidentemente sono troppo impegnati a parlare d'altro e quando siamo andati a chiedergli conto di questo ecco cosa hanno non-risposto a Minitto Barone»

L'inviato inizia alla grande, con carta canta ed un dito accusatorio:
«questo è uno studio della Commissione Europea, il Governo di Europa. Ci dice che nei prossimi dieci anni saremo più disoccupati e saremo più poveri. Ne sapevate niente, voi?»
A quel punto si produce nella classica serie di inseguimenti ai politici che entrano nelle varie sedi di partito o in Parlamento, tutti colpevoli di non aver letto il documento-ufficiale-della-Commissione-Europea-che-dice-che-saremo-più-disoccupati-e-più-poveri. Che ignoranti, eh?

Durante il servizio viene finalmente letto un brano di questo misterioso documento:
«Qua dice... (pausa) l'area Euro finirà nel 2023 con un tasso di disoccupazione che sarà più alto rispetto a quello precedente alla crisi»
Qui in basso il fotogramma confrontato con una pagina del documento.


La prima scottante frase dello scottante documento ufficiale

Dal confronto tra il video (su Youtube ad 1:14:30), la lettura dell'inviato ed il documento, la frase incriminata corrisponde al seguente brano, a pagina 11 (l'evidenziazione è relativa al brano letto nel video):
Whilst this scenario assumes no major hysteresis effects, it nevertheless implies that, in the absence of continued reforms, the euro area risks ending up with an unemployment rate in 2023 which is higher than in the pre-crisis period (see Orlandi (2012) (10)).
Prima anomalia: non è stata letta la parola risks, ovvero «rischia». Ovvio: se avesse letto «l'aree Euro rischia di finire nel 2023 con un tasso di disoccupazione» eccetera avrebbe provocato l'immediata replica: «quindi non è sicuro!», Se rischia, non è certo!
Seconda anomalia, che è la più palese: non è stata letta la prima parte della frase. Eppure avrebbe reso più chiaro il senso della seconda parte. Difatti l'intera frase tradotta suona così (grassetti miei):
«Anche se in questo scenario non si assumono alcuni dei principali effetti di isteresi [reazione al cambiamento, ndr], tuttavia esso implica che, in assenza di continue [vedi nota 1 ndr] riforme, l'area Euro rischia di ritrovarsi nel 2023 con un tasso di disoccupazione più alto del periodo precedente alla crisi»
Non credo che Gianluigi Paragone abbia letto l'intera frase, perché altrimenti non avrebbe accusato i politici di «essere impegnati a parlare di altro» dato che proprio di riforme stanno parlando.

Inoltre il documento non dice che «saremo tutti più disoccupati». Dice semplicemente che, senza riforme, nei prossimi dieci anni potremmo non recuperare la disoccupazione prodotta dalla crisi.

La seconda frase incriminata del doc.uff.dell.comm.europ. è la seguente, mostrata in video (su YouTube ad 1:16:05) e tradotta in italiano da un corrispondente straniero testualmente così:
«Nel futuro la qualità della vita potrebbe essere soltanto la metà in Europa rispetto a quello negli Stati Uniti»
Questo porta l'inviato a gridare ai politici in fuga che la Commissione Europea avrebbe detto che saremmo diventati «più poveri».

Qui il confronto tra il video e la pagina 16 del documento:
La seconda scottante frase dello scottante documento ufficiale
La frase completa del documento è:
«As to future prospects for euro area living standards, GDP per capita growth rates are expected to be only half those of the US»
Traduzione:
«Sulle prospettive future del tenore di vita dell'area Euro, i tassi di crescita del PIL pro capite dovrebbero essere soltanto la metà di quelli degli Stati Uniti»
Quindi il madrelingua ha "saltato" qualche parolina nella sua traduzione, o forse semplicemente non è un giornalista economico e dunque non conosce la differenza tra il PIL pro capite ed il tasso di crescita del PIL pro capite. O forse hanno tagliato l'audio della traduzione facendogli dire altro.

Quindi il documento non dice che «saremo tutti più poveri», perché il PIL pro capite comunque crescerà e quindi saremo più ricchi.

Il documento dice semplicemente che gli USA cresceranno più di noi, ma questo è ovvio. Gli USA hanno un sistema economico molto diverso dal nostro: perdono di più quando vanno in crisi e guadagnano molto più rapidamente uscendoi dalla crisi. Noi siamo più vecchi e lenti: perdiamo di meno durante le crisi (ed è opinabile) ma recuperiamo più lentamente il terreno perduto.

Di seguito Paragone e Barnard riprendono la pagina 14 del documento, che traducono così per iscritto (il rosso è nel cartello della trasmissione stessa):
«Le proiezioni ci dicono che l'Eurozona finirà nel 2023 con uno standard di vita, rispetto agli USA, inferiore a quello che avevamo negli anni '60. Ovvero uno standard di vita del 40% inferiore a quello americano»
Il lettore attento avrà già notato qualche problemino di concetto: che caspita significa «nel 2023 con uno standard di vita, rispetto agli USA, inferiore a quello che avevamo negli anni '60»??? E perché poi quell'«ovvero» sembra non essere neanche parente della premessa, che invece dovrebbe spiegare?

La frase originale è un po' più articolata, e recita:
«On the assumption that the euro area and US forecasts underpinning this scenario prove accurate, the euro area is forecast to end up in 2023 with living standards relative to the US which would be lower than in the mid-1960's. If this was to materialise, euro area living standards (potential GDP per capita) would be at only around 60% of US levels in 2023, with close to 2/3 of the gap in living standards due to lower labour productivity levels, and with the remaining 1/3 due to differences in the utilisation of labour (i.e. differences in hours worked per worker and the employment rate)»
Nel brano si dice che, tra varie condizioni ed ipotesi, si prevede una crescita del PIL pro capite inferiore agli USA (ma comunque si prevede una crescita). Se dovesse andare tutto come previsto dallo studio, nel 2023 il PIL pro capite europeo dovrebbe essere circa il 60% di quello USA. Ma già a pagina 11, come ho ricordato, si fa presente che tutto ciò accadrebbe solo senza riforme, ovvero se tutto rimane come è adesso.
Comunque, ipotizziamo anche che quanto esposto sia vero, cioè che nel 2023 in Europa il PIL pro capite sarà il 60% di quello USA. Sapete quanto è il PIL pro capite attuale italiano rispetto agli USA?

Il 62,5%

(dati relativi al 2012 - fonte Banca Mondiale)

Basta così. Non voglio produrre qui un'analisi completa del documento, lasciandone il compito agli economisti. Non rientra nelle mie competenze giudicare se una previsione sia corretta o meno, e gli strumenti utilizzati sono troppo complessi per chiunque non abbia compiuto degli studi specialistici. Volevo solo fornire a tutti coloro che hanno seguito la trasmissione un piccolo strumento di verifica.

I giornalisti dovrebbero verificare tutte le notizie. E se non sono in grado, dovrebbero cambiare lavoro.

Ma dimettersi per degli errori così macroscopici non fa parte della cultura di quegli italiani che hanno campato per decenni all'ombra dei partiti e del clientelismo ed ora campano sulla mistificazione e la menzogna.

Vero, Gianluigi Paragone? Vero, Paolo Barnard?


(LeFou!)

Addendum

Mi è stato segnalato qui tra i commenti che Warren Mosler (la prima «M» della ME-MMT) ha pubblicato un articolo con un giudizio sul documento oggetto della trasmissione e di questo articolo.
http://memmt.info/site/mosler-per-la-commissione-europea-la-domanda-aggregata-e-un-tabu/
Fortunatamente è in italiano, pubblicato e tradotto dagli stessi adepti della scuola monetaria alla quale appartiene Barnard, per cui almeno dal punto di vista formale non dovrebbero sorgere discussioni con altri membri della MMT.
L'articolo è interessante per un paio di ragioni:
A) Dal punto di vista tecnico, Mosler concorda con la relazione:
«Sono assolutamente in accordo con essa»

B) Il redattore, membro della MMT che si firma con "dp" (immagino sia Davide Provenzale), concorda con la difesa di Paragone:
«Nel dibattito che ha seguito l’intervento di Barnard, su suggerimento dello stesso, Paragone ha ricordato che le riforme proposte dalla Commissione come rimedio al crollo della crescita economica, siano le stesse che l’hanno causato. Questa sarebbe già una risposta concisa ed esaustiva. Risposta che ci trova pienamente d’accordo.»
Non è proprio così. La crisi non è stata creata dalle riforme, per cui anche se la frase è di sicuro effetto, non ha alcun senso. Qualcuno parla, come Vendola nel servizio, di «fallimento di quelle politiche di austerity che hanno generalizzato la condizione di povertà e quella porzione di ricchi ha visto negli ultimi 10 anni una crescita esponenziale della propria ricchezza» (Nota 2).
Nello stesso studio, inoltre, si paragona la crescita europea alla crescita USA, per cui è ovvio che le riforme necessarie siano quelle che possano riavvicinare l'Europa agli USA in termini strutturali. Non mi pare che siano queste le riforme fatte finora, altrimenti avremmo una struttura economica simile agli USA e cresceremmo di pari passo. Inoltre nell'introduzione l'autore, Marco Buti, evidenzia come tali riforme siano difficili da realizzare perché possono danneggiare gli interessi di gruppi organizzati ed avere risultati a medio-lungo termine poco spendibili per farsi rieleggere.

C) Barnard e Paragone hanno mistificato il contenuto della relazione, e questo non viene smentito da Mosler, il quale tenta di sviare la discussione deviandolo sulla necessità di spendere a deficit per diventare tutti più ricchi e felici. Lo stesso titolo dell'articolo non c'entra niente con la contestazione a Barnard e Paragone.

Insomma: la supercazzola di Mosler non serve a salvare Barnard e Paragone dall'umiliazione pubblica. Hanno manipolato il testo, l'hanno tradotto male, hanno omesso dei brani, e l'hanno riassunto peggio:
«saremo tutti più poveri e disoccupati»

Nota 1) L'aggettivo continued può essere eventualmente tradotto dandogli un senso anche differente, ad esempio indicando che le riforme devono prolungarsi nel tempo o che non devono fermarsi, ma comunque l'assenza di tali riforme nei prossimi anni è la condizione indicata nello studio per la quale c'è il rischio di non recuperare la disoccupazione persa durante la crisi.

Nota 2) il che è falso in quanto in Italia la forbice tra ricchi e poveri è rimasta costante


UPDATE
27/01/2014 corretta la traduzione di "ending up" con "ritrovarsi" e non con "finire" (si ringrazia Mirco Tomasi per il contributo)
28/01/2014 aggiunto l'intervento di Mosler

martedì 10 settembre 2013

Senza dubbio: Mazzucco contro Mazzucco!

Coltivare dubbi

Massimo Mazzucco è un noto complottista e nutre molti dubbi sulla «versione ufficiale» dei fatti dell'11 settembre. E sullo sbarco sulla Luna, e sull'omicidio di JFK, e sulle cure del cancro, e sullo sterminio degli ebrei (immancabile in certi ambienti), e in fondo quelle scie in cielo lasciate dagli aerei non sono di certo una cosa normale, e siamo sicuri che la Terra non sia cava?
Il personaggio coltiva il dubbio, è innegabile. Molti gli consigliano di dedicarsi alla coltivazione di altro, ma lui niente: coltiva solo dubbi.
 

Il Massimo grado di dubbio


Guardate cosa ha fatto nel suo forum: invece di dare dei gradi tradizionali (neofita, esperto ecc.), Mazzucco è così dubbioso che..ma giudicatelo da soli quanto dubbio coltiva questo signore!
I gradi dei commentatori su luogocomune.net
il forum di Massimo Mazzucco

Dubbi, sempre dubbi, fortissimamente dubbi


Anche i seguaci hanno molti dubbi! Da Tommyx73, tale Tommaso, che sta guadagnando un sacco di soldi dai gonzi dubbiosi grazie ai suoi video live! Al minuto 5:57 chiede a Paolo Attivissimo:
«Riguardava un dubbio. Se tu hai mai avuto un dubbio. Quali sono i tuoi dubbi più sostanziosi sulla vicenda "undici settembre"? Un dubbio che ti potrebbe... [gesto incomprensibile] diciamo... far... scardinare una parte... della.. verità... [parole incomprensibili] »
E più avanti, dopo una prima risposta, insiste a 7:12
«Quindi diciamo che i tuoi dubbi sono comunque dubbi... diciamo non così immani come quelli che possono riguardare la presenza o meno di un aereo di linea... il crollo o meno di un palazzo... quindi sono dubbi che diciamo Paolo Attivissimo si permette questo tipo di dubbi e non altri...»
Anche in altri video nel suo canale, come quello in cui ho partecipato io in un confronto con Mazzucco, invita a coltivare il dubbio. È importante, mi raccomando! Continua così, Tommaso: coltiva il dubbio!
 

Ecco Mazzucco che esprime i suoi dubbi!


Ed infine Lui, il dubbioso, che esprime i suoi dubbi con decisione! Quando Paolo Attivissimo lo invita a non rivolgersi a lui per risolvere i suoi dubbi ma agli esperti di settore, risponde:
«Ma io non ho bisogno di chiarire un dubbio, perché per me... questo non è un dubbio per me! Per me è una certezza!»
Massimo Mazzucco
Nello stesso video di prima. Al minuto 13:10.
http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=CGqkH8LkKzg#t=789

A questo punto, effettivamente, mi sorge un dubbio...

(LeFou!)

lunedì 9 settembre 2013

Mazzucco in caduta libera: i suoi esperti gli danno torto

Dopo anni di fatiche e ricerche indefesse, Massimo Mazzucco pubblica la sua poderosa opera in tre DVD (sì, avete capito bene) della durata di cinque ore (esatto, cinque) dal titolo «11 Settembre: la nuova Pearl Harbor».

Non analizzerò punto per punto tutti i suoi deliri complottisti, anche perché non difendo nessuno, non ho una nemesi (né tantomeno può essere lui la mia nemesi) e non mi occupo di politica internazionale (pur sapendo che gli americani subirono l'affondamento di una nave da parte dei tedeschi già prima di Pearl Harbor per cui non avevano bisogno di scuse per entrare in guerra).

Mi limiterò ad analizzarne solo alcuni punti cruciali.

Così, per divertimento.


Versione breve

Gli esperti di Mazzucco smentiscono Mazzucco


  • Mazzucco ed i suoi esperti sostengono che un normale crollo delle torri non può avvenire in caduta libera. Schematicamente, se A = «crollo normale» e B = «caduta libera», abbiamo che A → ¬B (A implica non-B)
  • Le torri sono crollate in caduta libera. Quindi abbiamo B = vero.
  • Poiché se A → ¬B allora B → ¬A, dato che B è vera, necessariamente ¬A. Quindi non è stato un crollo normale.
 Purtroppo gli stessi esperti di AE911truth affermano che
«[...] l'accelerazione [del crollo della Torre Nord ndr] è 6,31 m/s² verso il basso, che rappresenta un 64% di caduta libera»
Proprio così: gli esperti di AE911truth dicono che non c'è stata caduta libera.
Fonte: un loro video, tradotto in italiano e disponibile nel loro canale YouTube: http://www.youtube.com/watch?v=5EphkCTEZ-E#t=49 (Il link punta direttamente a 0:49, il momento dell'affermazione).
Il teorema di Mazzucco crolla in caduta libera smentito dai suoi stessi esperti.
Nell'immagine: una possibile ricostruzione della caduta libera


Versione lunga

Gli esperti di AE911truth


Mentre i non-complottisti si rivolgono ad accademici e tecnici del settore, Mazzucco ha eletto ad esperti assoluti ed affidabili gli iscritti all'associazione «AE911truth», al secolo «Architects & Engineers for 9/11 truth» (Architetti ed Ingegneri per la verità sull'11 settembre).
Se chiedete ad un complottista chi siano costoro, vi risponderà che trattasi di «duemila tecnici espertissimi che ti sbattono in faccia la verità su quei fatti» (inserire eventuali insulti a piacere). Ma sono davvero tutti esperti ecc. ecc.?
AE911truth è un'associazione di sedicenti architetti ed ingegneri. Chiunque si può iscrivere, eventualmente può inventarsi le proprie credenziali o magari solo "gonfiarle", ed ingrossare così il numero degli «esperti». Provateci da soli.

Comunque, i gusti sono gusti: Mazzucco ha deciso di includere nella sua mega-opera i pareri di questi sedicenti esperti. Vedremo se ha fatto bene o no.

La caduta libera delle torri


Il punto centrale della teoria cospirazionista di Mazzucco, tratto dal suo stesso video e che ho suddiviso in proposizioni, è il seguente (fonte: http://www.youtube.com/watch?v=YW7qcl_Yo-g#t=5476)
«(A) Visto che il blocco superiore dell'edificio è crollato sostanzialmente in caduta libera,
(B) visto che la caduta libera può avvenire solo con la rimozione della struttura sottostante, e
(C) visto che i blocchi in caduta non avevano energia sufficiente per distruggere la parte sana della torre,
(D) puoi suggerire qualcosa di diverso da una demolizione controllata per la rimozione della struttura sottostante che è stata necessaria per il raggiungimento di una velocità vicina a quella della caduta libera?»
La domanda è retorica, mal posta e disonesta. Esaminiamola punto per punto, anche se Mazzucco continuerà a vantarsi del fatto che nessuno ha mai risposto.
(A) Visto che il blocco superiore dell'edificio è crollato sostanzialmente in caduta libera...
Sostanzialmente. Come si può notare, la tesi è zeppa di aggettivi vaghi. È vero che sono frasi riprese testualmente da altre fonti (ad esempio questa, la (A), è del NIST), ma una sequenza di frasi fuori contesto non forma un'affermazione scientifica bensì un'opera dadaista. Tuttavia la scelta di formare questo collage è di Mazzucco, per cui bisogna esaminarle per quello che sono.
Ad esempio, nel suo lavoro Bazant mostra, in un modello che non prevede esplosivi né laser né alieni, che si ottengono tempi di crollo mediamente del 50% superiori rispetto alla caduta libera (in particolare, il 57,6% in più per la torre nord, ed il 41,7% in più per la torre sud).
Il 50% in più è un tempo sostanzialmente di caduta libera per Mazzucco ed i suoi esperti ingegneri strutturisti? È vicino? Se sì, ha la risposta alla sua domanda nel lavoro di Bazant. Se no, dovrebbe dire quanto dovrebbe essere il tempo di caduta per essere convincente. Un iscritto a questa meravigliosa associazione ha detto pubblicamente che si aspettava una caduta di cento secondi. E l'ha detto senza ridere. (appena ritrovo il video fornirò il link)
(B) visto che la caduta libera può avvenire solo con la rimozione della struttura sottostante...
Altra frase, sempre del NIST, pescata nel mucchio. L'implicazione messa così è completamente inventata: dato che si parla di tempi sostanzialmente di caduta libera, non è necessaria la rimozione della struttura sottostante. Ecco come la combinazione fraudolenta di due frasi fuori contesto formano una sequenza illogica senza senso. O si forniscono numeri precisi, o si sta parlando a caso. E duemila esperti non possono parlare a caso, altrimenti non sono esperti ma cialtroni.
(C) visto che i blocchi in caduta non avevano energia sufficiente per distruggere la parte sana della torre
Nel video non è mai stato trattato questo punto, che viene presentato come un fatto assodato ma invece è oggettivamente molto complicato da determinare. Mentre il calcolo dell'energia potenziale del blocco in caduta è banale (E=mgh con g = accelerazione di gravità), il conteggio dell'energia necessaria per frantumare un piano sottostante è molto più complesso. Quindi Mazzucco riporta un'affermazione che nella migliore delle ipotesi è supportata da qualcosa che non è riuscito a mostrare in cinque ore di video, e nella peggiore è inventata di sana pianta.
I «suoi» esperti hanno fatto il calcolo? Dal video non si sa. Sono sicuro di sì, anche perché sono gli stessi esperti di AE911 che, dileggiando il NIST, la fanno facile come si vede nel video (fonte: http://www.youtube.com/watch?v=YW7qcl_Yo-g#t=4909):
«Gli ingegneri strutturisti lo fanno tutti i giorni, non c'è bisogno di essere un genio. Conosci il peso della massa di questo edificio, conosci le colonne sotto che fanno resistenza. Lo lasci cadere nel tuo modello, e calcoli quale sia la resistenza. Perché non lo hanno fatto? Forse perché sapevano fin troppo bene che non sarebbe mai crollato?»

Sarebbe umiliante per l'intera associazione se questo calcolo così facile che loro fanno tutti i giorni non sia stato fatto da loro stessi proprio per le torri gemelle.

Ma perché costoro pretendono che il calcolo lo faccia il NIST, che non ne ha mai avuto il compito e che ha già chiuso le sue indagini? Magari qualcun altro ha fatto questo calcolo e loro lo rifiutano per evitare di essere smentiti?

Esatto, qualcuno l'ha fatto. Bazant e Zhou nel lavoro del 2002 dal titolo «Why did the World Trade Center collapse?—Simple analysis» Pubblicato nel Journal of Engrg. Mechanics ASCE 128 (No. 1), 2–6; con Addendum nel numero di Marzo (No. 3), 369–370. Non in una sala congressi davanti a delle diapositive, ma in un lavoro scientifico pubblicato.

Per far capire chi è Bazant, questo è l'elenco dei suoi lavori. Sono 28 pagine. Ed è un elenco parziale: essendo un elenco aggiornato al 2007, mancano i lavori degli ultimi sei anni.

Mazzucco è libero di non prenderlo in considerazione, ma mostra di non cercare la verità. Solo di voler seminare dubbi (che lui non ha, ma di questo parlerò nel prossimo articolo).
(D) «...puoi suggerire qualcosa di diverso da una demolizione controllata per la rimozione della struttura sottostante che è stata necessaria per il raggiungimento di una velocità vicina a quella della caduta libera?»
Ovviamente, alla luce di quanto esposto prima, la domanda finale non ha alcun senso.

Ed è anche tecnicamente sbagliata. Non esiste la velocità di caduta libera, ma l'accelerazione di caduta libera o, conoscendo l'altezza e l'eventuale velocità iniziale, il tempo di caduta libera. Da allora, anche la schiera di seguaci complottisti parla di «velocità di caduta libera». E non è una svista, dato che la voce narrante ripete numerose volte lo stesso concetto.

Ed è volutamente vaga. Anche rispondendo (mi è successo), la replica è già pronta secondo la convenienza: «il tempo è/non è praticamente di caduta libera». Qui si parla di fuffa.

Siete ingegneri? Fate i conti. Non li sapete fare? Ritiratevi.

Ma qual è il vero tempo dei crolli?


Come detto, il NIST non si è occupato di determinare la meccanica dei crolli delle torri. Questo per i complottisti è un punto fondamentale. Per chi cerca la verità è invece assolutamente irrilevante: se altri l'hanno fatto al posto del NIST, è la stessa cosa. Anzi, meglio.

I tempi di caduta libera teorici sono di 8,08 secondi per la torre nord e 7,42 secondi per la torre sud.

I tempi di caduta effettivi si possono determinare? Abbiamo a disposizione:
  • i filmati e le foto
  • i sismografi
Dai filmati e dalle foto non si ottengono tempi precisi, perché la nube formata da polvere e piccoli detriti copre il fronte del crollo.
Nube di polvere e detriti esterni

Quello che è assolutamente certo è che i blocchi superiori delle torri non sono crollati in caduta libera, per una serie di ragioni tra le quali:
  1. La nube copre il fronte del crollo. Appunto. Poiché secondo Mazzucco e AE11truth il fronte del crollo si muoverebbe con accelerazione di caduta libera, quella nube di polvere (o parte di essa) si dovrebbe muovere con un'accelerazione superiore alla caduta libera. Sarebbe il primo caso nella storia della Terra.
  2. I detriti più grandi che cadono esternamente (sono colonne di acciaio) superano il fronte del crollo. Questi detriti cadono in caduta libera, quindi il fronte del crollo non avanza con accelerazione di caduta libera.
  3. Dai tracciati invece si ottengono informazioni molto più precise. I tracciati dei sismografi sono compatibili con tempi di crollo della struttura di 12-13 secondi.
Da Bazant 2007 - figura 7
Da 0 al punto b è il tempo di caduta libera
Da b a c i sismografi rilevano gli impatti dei detriti che sono caduti esternamente
Da c in poi c'è l'impatto del blocco responsabile del crollo sulla base della torre

Sul tracciato dei sismografi (che Mazzucco non cita, chissà perché?) ci sarebbe altro da dire. Ad esempio, quei tracciati smentiscono qualunque ipotesi di «demolizione controllata», ma mi riservo di farlo in un articolo seguente.

Il trucco: confondere forza ed energia


Il trucco nell'esposizione è confondere continuamente i concetti di forza e di energia. Questi concetti possono apparire equivalenti all'orecchio dello spettatore medio, ma fisicamente sono grandezze completamente diverse e non confrontabili.

È vero che, come si dice nel film, secondo la terza legge della dinamica «ad ogni azione corrisponde una reazione uguale in modulo e contraria in direzione», ma non corrisponde un effetto uguale e simmetrico. Qualunque manuale di fisica, anche un "bignamino", subito dopo aver enunciato la legge, rammenta ad esempio che
«queste due forze, sebbene uguali ed opposte, non si equilibrano l'una con l'altra, poiché agiscono su corpi differenti» ("Fisica" di Massimo Scarletti, pag. 49 - si trova nel Play Store di Google)

Cosa significa? Che, ad esempio, quando tagliamo una carota con un coltello è vero che il coltello subisce una forza uguale e contraria da parte della carota, ma per il coltello e la carota gli effetti non sono uguali. Provate.

Cos'è che provoca effetti nei corpi? Cosa taglia una carota? Cosa rompe un piano di una torre? È una lunga lista di fattori come la pressione, la struttura e la forma dei corpi, la qualità dei materiali, eccetera eccetera. E l'energia.

La legge fisica va letta tutta e studiata nell'ambito complessivo della dinamica, e non enunciata in maniera parziale e distorta per ingannare lo spettatore.

Quindi
  1. forza ed energia sono grandezze diverse e non confrontabili
  2. uguale forza non significa necessariamente uguali effetti ovvero uguali distruzioni
Ora potete valutare da soli le affermazioni degli esperti di AE911truth riportate nel secondo DVD:

«Se il blocco superiore spinge su quello inferiore incontrerà forze equivalenti lungo la strada. Ambedue i blocchi verranno distrutti in pari misura. Ora che hai distrutto i 15 piani che stanno sotto, anche i 15 piani che stanno sopra saranno distrutti»http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=YW7qcl_Yo-g#t=4970
O stupirsi per quello che «si aspettavano di vedere» gli esperti: http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=YW7qcl_Yo-g#t=4995

E infine, questo finale tanto sprezzante e saccente quando errato:
«questo è un concetto talmente elementare che i rappresentanti di AE sono rimasti stupiti nel vederlo così clamorosamente ignorato dal NIST»
«Questa è fisica delle scuole superiori»

http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=YW7qcl_Yo-g#t=5030
È vero: è fisica delle scuole superiori. E questi esperti mostrano di non conoscerla.

E gli altri esperti conoscono la fisica?


Ovviamente sì. Ad esempio il professor Bazant, che ha pubblicato una serie di lavori sulla meccanica dei crolli che termina con l'articolo «Collapse of World Trade Center Towers: What Did and Did Not Cause It?» ([Bazant 2007] nelle fonti in calce).

Questo non è un «rapporto governativo». Non è una serie di diapositive proiettate da sedicenti esperti che affittano una sala e chiamano l'evento «convegno». È un lavoro scientifico scritto da una serie di professori universitari, basato su altri lavori tecnici anche precedenti gli eventi di New York, e pubblicato in una rivista di settore in peer review, quindi un lavoro che è stato riesaminato da altri professori esperti del settore prima della sua pubblicazione.

Il lavoro, liquidato nel video in pochi secondi da Mazzucco, è molto istruttivo.
Innanzitutto non usa la forza che è ingannevole e complicata da applicare (gli studenti di fisica e gli ingegneri che hanno studiato meccanica razionale capiscono benissimo il perché). Usa l'energia.

Quindi, coerentemente, riporta proprio il rapporto tra l'energia espressa dal blocco in caduta e quella necessaria a radere al suolo un piano della torre [Bazant Zhou 2002]. Tale rapporto è circa 8,4, quindi sarebbe strano vedere il crollo fermarsi dato che ogni piano demolito toglie poco più di un decimo dell'energia acquistata in quello stesso piano dal blocco in caduta.
Da [Bazant 2007] pag. 2

Inoltre Bazant osserva che i due blocchi non sono simmetrici, infatti scrive testualmente nel suo lavoro a pagina 2:
«The gravity-driven progressive collapse of a tower must consist of two phases—the crush-down, followed by crush-up (Fig. 1 bottom), each of which is governed by a different differential equation (Bazant and Verdure 2007, pp. 312-313). During crush-down, the moving upper part of tower (C in Fig. 1 bottom), having a compacted layer of debris at its bottom (zone B), is crushing the lower part (zone A) with little damage to itself. During crush-up, the moving upper part A of tower is being crushed by the compacted debris B resting on the ground.»
Ovvero: la parte inferiore del blocco in caduta è formato da uno strato compatto di detriti. È una sorta di scudo, che la parte inferiore della torre non ha.
Le due parti in causa non sono simmetriche, quindi gli effetti non sono simmetrici. Applicare il terzo principio della dinamica senza tenerne conto non ha senso.

Questo dice la fisica elementare, e gli esperti di AE911 non lo sanno.

Bel lavoro.

(LeFou!)

Fonti:
[Bazant 2007] "Collapse of World Trade Center Towers: What Did and Did Not Cause It? Zdenek P. Bazant, Jia-Liang Le, Frank R. Greening and David B. Benson
[Bazant Zhou 2002] Bazant, Z.P., and Zhou, Y. (2002) “Why did the World Trade Center collapse?—Simple analysis.” J. of Engrg. Mechanics ASCE 128 (No. 1), 2–6; with Addendum, March (No. 3), 369–370

Update 11/09/2013: corretti alcuni refusi e precisate le questioni della «velocità di caduta» e della differenza tra forsa ed energia. Si ringrazia il fisico che mi ha aiutato e che ha voluto mantenere l'anonimato. Lo capisco.

Update 19/09/2013: precisata la questione degli aggettivi vaghi.